Boom di voti nell’Alta Piacenza d’Adige ultima La città supera il 42%

PADOVA. Padova è la provincia con l’affluenza più alta del Nord Italia, l’unica a sfondare il muro del 40%. Nel resto del Paese si è votato di più solo in Puglia e Basilicata, regioni direttamente interessate dalla questione trivelle. L’immagine della provincia euganea restituita dall’appuntamento referendario di ieri è quello di un sentimento ambientalista e di un forte attaccamento alle urne.
L’affluenza in tutto il territorio provinciale è stata del 41,45%. In città sono andati a votare in 64.941 pari al 42,26%. Tra i comuni a battere tutti è stato San Giorgio delle Pertiche dove è andato a votare il 46,19% degli elettori. Al contrario si è fermata al 26,46% l’affluenza a Piacenza d’Adige.
In alcuni seggi della città si è superato il quorum del 50%, come al 191 della scuola Mazzini a Altichiero. In generale si è registrato un maggior afflusso alle urne in periferia rispetto che nel centro storico. Rispetto al quesito il sì per lo stop alle trivelle ha raccolto l’86% delle preferenze, il no è al 14%. Esito ininfluente visto che non si è raggiunto il quorum a livello nazionale.
Pd in ordine sparso. All’appuntamento con le urne i dem padovani si sono presentati in ordine sparso. Sul dibattito hanno pesato più le valutazioni personali che le questioni di “corrente”. Tra i vincitori però ci sono i renziani puri, punti di riferimento del premier in città. Come il segretario cittadino Antonio Bressa: «Ho grande rispetto per i cittadini che hanno deciso di recarsi alle urne – è il suo commento a caldo – Non mi convince chi invece ha cercato di strumentalizzare politicamente questa consultazione contro il governo, ed ha ottenuto un clamoroso flop. Anche a Padova, a dispetto dell’adesione al fronte del sì del sindaco Bitonci».
«Un dato di partecipazione rilevante che va rispettato, direi anche valorizzato, tradotto e incluso in azione di governo – obietta invece il segretario provinciale Massimo Bettin – Padova si conferma tra le zone del paese dove da sempre è più generoso e appassionato il contributo di tanti cittadini. Una peculiarità di cui essere gelosi».
Nella sinistra Pd però si guarda con ottimismo al risultato: «Padova è l’area dove la sinistra è più forte dentro il Pd in Veneto. Qui si è votato di più. E i comuni con la maggior affluenza sono quelli retti dal centrosinistra – spiega il consigliere regionale Piero Ruzzante – E questo referendum ha già ottenuto un risultato: far fare marcia indietro al parlamento e al governo sulle trivelle». Alle urne sono andati anche i rappresentanti dell’area dei “turchi” che fa riferimento al ministro Orlando: ma il deputato Alessandro Naccarato e il capogruppo Umberto Zampieri hanno votato no. «Il quesito ha creato una asimmetria nel dibattito. Perché le politiche energetiche hanno bisogno di spiegazioni elaborate. È un argomento non adatto a un referendum», sottolinea quest’ultimo. L’area cattolica del Pd invece si è divisa tra chi non è andato a votare e chi come Claudio Sinigaglia ha rivendicato la sua scelta per il sì.
Tutta la Lega al voto. Sono sfilati tutti davanti alle urne i dirigenti della Lega, a partire dal sindaco Massimo Bitonci che ha votato a Cittadella. «Il risultato del voto è stato determinato da una censura da parte del governo, di molti esponenti politici e dei media che sono sponsorizzati dalle stesse lobby interessate da questo referendum – sottolinea il segretario provinciale Andrea Ostellari – Noi vogliamo difendere il territorio e l’Italia con le sue specificità che deve diventare la patria delle eccellenze e della creatività. Non certo delle piattaforme in mezzo al mare». Rivendica un impegno di tutto il partito anche l’assessore regionale Roberto Marcato: «Fa pensare che ci sia stata un’affluenza maggiore nelle regioni interessate dalle trivellazioni – ragiona – Questo la dice lunga sulla capacità che ha questo Paese di sentirsi nazione. In ogni caso dove la Lega è credibile riesce a portare la gente alle urne».
Cinque Stelle tra i primi. Appena aperte le urne i primi esponenti politici a presentarsi sono stati i Cinque Stelle: in testa i deputati da Marco Brugnerotto che ha votato a Sant’Osvaldo a Silvia Benedetti (nella scuola di Pontevigodarzere). E anche il consigliere regionale Jacopo Berti che poi ha aggiornato i suoi elettori con un live su Facebook.
Anche Forza Italia alle urne. Ai seggi sono andati anche gli esponenti di Forza Italia: «La nostra indicazione era la libertà di coscienza ma non l’astensione», spiega il senatore e leader veneto Marco Marin, che rimanda la battaglia politica alla consultazione sulle riforme in programma in autunno, la vera sfida per «mandare a casa» quello che ha sempre definito il «premier abusivo». Al voto anche il vicesindaco Eleonora Mosco e l’assessore alla Mobilità Stefano Grigoletto.
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