Tesoretto da investire fondendo i piccoli centri soprattutto nella Bassa

MONSELICE. Sarebbero oltre 24 milioni di euro l'anno per 10 anni le risorse liberate da operazioni di fusione dei circa 50 Comuni padovani al di sotto dei 5000 mila abitanti. Una manovra da oltre 240 milioni di euro (167 milioni derivanti da contribuzioni statali ad hoc e oltre 75 milioni di risparmi di spesa) capace di raddoppiare gli investimenti complessivi degli enti o di vedere una riduzione della pressione fiscale locale di circa il 36%. È questa la stima che Upa e Cna di Padova, assieme al Centro Studi Sintesi, fanno rispetto all'ipotesi di fusione dei Comuni come previsto dal decreto legge 78/2010 e dalla lege regionale 18/2012 che prevedono l'obbligatorietà per i Comuni sotto i 5000 abitanti della gestione condivisa delle funzioni fondamentali (11 funzioni che vanno di rifiuti all'edilizia scolastica, dai servizi sociali alla polizia municipale ecc) entro il 31 dicembre del 2016. Una legge che pure prevedendo sia le convenzioni per specifici servizi che le unioni dei comuni (un ente locale sovracomunale a cui vengono attribuite alcune funzioni) incentiva le fusioni vere e proprie garantendo al nuovo ente un contributo straordinario dello Stato pari al 40% dei trasferimenti erariali del 2010 per ben 10 anni. Attualmente a Padova sono 8 le unioni dei Comuni che coinvolgono 35 enti locali e 243 mila abitanti, la più significativa delle quali è la Federazione dei Comuni del Camposampierese che dal 2011 a oggi ha garantito una riduzione della spesa complessiva degli enti coinvolti di circa il 10% e ridotto le tasse locali del territorio mediamente del 52%.
«Il tempo dei campanili è finito», ha dichiarato Guerrino Gastaldi, presidente della Cna di Padova. «Imprese e cittadini hanno bisogno di ripensare le proprie istituzioni all'insegna di efficienza e risparmio. Questo è possibile solo grazie a rinnovate economie di scala e un’oculata gestione delle opportunità che le istituzioni nazionali ed europee garantiscono». E se è proprio il territorio della Bassa padovana quello che in futuro dovrà fare i conti con la condivisione delle funzioni fondamentali (in quest’area si concentrano 44 Comuni su 50 con meno di 5000 abitanti) l'analisi di Cna e Upa evidenzia che la spesa corrente procapite si riduce al minimo proprio nelle realtà fra i 5 e 20 mila abitanti mentre cresce consistentemente sia sotto che sopra tali soglie.
«Le nostre imprese si trovano a dover competere su mercati sempre più globali», - aggiunge Stefano Zanetti di Upa, «e le aggregazioni non possono che portare a benefici per le aziende e per i cittadini. A emergere o soccombere saranno gli interi sistemi territoriali dove le imprese nascono e si sviluppano. Per questo auspichiamo che i piccoli Comuni colgano l’occasione per ripensare un modello di erogazione di servizi che deve alleggerire i costi e crescere in efficienza».
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