Piove di Sacco, muore dopo un esame al cuore

Giulio Stoppa, 59 anni, da poco si era congedato dall’Arma: indagato per corruzione e assolto, era stato un teste-chiave nel caso Cappadona

PIOVE DI SACCO. Era andato in pensione l’1 aprile 2015 con l’amarezza nel cuore.

Dopol'esame. Mercoledì l’addio alla vita per il luogotenente dei carabinieri Giulio Stoppa, 59 anni appena (era nato il 14 dicembre del 1956 ad Adria), di Piove di Sacco: è morto  ucciso da un sospetto infarto. Sospetto perché il sottufficiale in congedo aveva appena concluso un esame cardiaco, la coronografia, procedura diagnostica invasiva che consente di visualizzare direttamente le arterie coronarie destinate a distribuire sangue al muscolo cardiaco.

Dolore addominale. Da alcuni giorni avvertiva un dolore addominale e allo stomaco quando andava a ballare. Un fastidio quasi insopportabile, per lui amante del ballo e dello sport che praticava più volte alla settimana (dal jogging al calcetto). Da qui la decisione di sottoporsi a una visita specialistica e la prescrizione di una coronografia al termine della quale gli era stato consigliato il ricovero a causa dell’occlusione in un vaso.

Malore improvviso. D’improvviso il malore, mentre il paziente veniva informato delle sue condizioni: i medici sono intervenuti mettendo in atto tutte le manovre rianimatorie. Manovre durate mezz’ora. È stato inutile: la vita di Giulio Stoppa si è fermata. E per sempre. L’ospedale ha disposto l’autopsia.

Settore ambientale. Il luogotenente Stoppa, dopo un’esperienza nei carabinieri del Nas, aveva speso tanti anni di lavoro, oltre venti, alla guida del gruppo Ambiente della procura della Repubblica di Padova. Anni trascorsi gomito a gomito di colleghi che lo stimavano, pronto a indagare per smascherare abusi e violazioni nel settore ambientale e per cercare di provare responsabilità penali tanto di aziende private quanto di autorità pubbliche. Senza differenza di trattamento. Anni trascorsi pure a studiare la complicata normativa in materia ambientale ma anche i libri dell’università per conquistare una laurea triennale in scienze criminologiche.

Addio alla procura. La vita, però, riserva tante sorprese. A volte piacevoli, a volte amare. Così era stato il suo ”addio” alla procura di Padova sul finire del 2011 non voluto, eppure obbligato, dopo essere inciampato in una inchiesta (chiusa con l’archiviazione a suo carico) che lo aveva spedito a lavorare negli uffici del Comando carabinieri di Belluno, una sede fuori provincia per problemi di “incompatibilità ambientale”. Era stato accusato di corruzione. E con forza aveva difeso la sua innocenza: «Sono limpido. Tra me e quel consulente (coindagato) c'è stato un rapporto di amicizia e di scambio anche per aggiornamento professionale. Mi difenderò nelle sedi opportune». Il procedimento era stato archiviato.

Processo. Tuttavia Stoppa era tornato nel tribunale di Padova solo per testimoniare in occasione del processo nei confronti del luogotenente Franco Cappadona, ex responsabile della sezione di polizia giudiziaria della procura per i reati contro la Pubblica amministrazione. Un processo che li aveva visto i due carabinieri l’uno contro l’altro. Nel frattempo l’1 aprile 2015, raggiunti gli anni di servizio, Giulio Stoppa, aveva scelto la pensione: un addio alla divisa amaro. E prematuro. Come quello alla vita.

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