L’Azienda può “prendersi” il S. Antonio

Caos nella sanità padovana che rischia di non vedere mai costruito il nuovo ospedale, che non riesce a trovare uno spazio per Pediatria, che rischia di venire superata da Verona e che è pure rimasta senza direttore generale all’Usl. La denuncia parte dal Pd che ieri mattina ha voluto organizzare un presidio di protesta davanti alla sede Usl 16 di via degli Scrovegni, proprio per sottolineare il problema del comparto.
Intanto un importante passo avanti nell’ipotesi di Pediatria al Sant’Antonio è stato fatto l’altro giorno in Regione con l’approvazione dell’emendamento di Massimo Barison, capogruppo di Forza Italia. In pratica è stato dato il via libera, nella riforma della sanità, al passaggio che prevede la possibilità per le aziende integrate di acquisire edifici dell’Usl e della Provincia. Tradotto: l’Azienda Ospedaliera potrà incorporare il Sant’Antonio. Il presidio di via Facciolati è oggi dell’Usl 16 e questo rappresenta l’ostacolo nel trasloco del Polo Materno Infantile, così come proposto dal dg di via Giustiniani Luciano Flor. Ora, con l’emendamento Barison, la strada è spianata: «Nell’ambito del Progetto di legge 23 abbiamo approvato in commissione l’emendamento che prevede l’integrazione tra Azienda Ospedaliera e strutture dell’Usl», spiega Barison, «attraverso questa proposta l’Azienda Ospedaliera di Padova potrà agganciarsi ai presidi presenti su tutto il territorio, anche quelli della provincia, come ad esempio l’ospedale di Monselice abbandonato. Crediamo in una riforma che si adatti alle necessità, che metta tutta la sanità in rete senza rigidità burocratiche. Purtroppo la legge di stabilità permette solo alle regioni a statuto speciale di istituire aziende sanitarie uniche. A questo proposito, nel prossimo consiglio regionale abbiamo in esame un progetto di legge statale dove chiediamo al Governo di consentire l’integrazione in tutte le regioni d’Italia».
Nel frattempo la sanità padovana si misura con problemi pesanti, come hanno denunciato ieri mattina il consigliere regionale e componente della V Commissione Sanità Claudio Sinigaglia, il segretario del Pd Antonio Bressa, l’ingegnere Giovanni Bettin e il sindaco di Camposampiero, Katia Maccarrone. A cominciare dall’incerto futuro del nuovo ospedale a Padova Est: «La verità è che non si vuole più realizzare il nuovo Policlinico», lancia Sinigaglia, «la questione di Pediatria sposta l’attenzione dal nodo principale. Il nuovo ospedale non ha né un progetto definito né le risorse. Se l’Azienda Ospedaliera avrà la possibilità di occupare le strutture territoriali, pare ovvio che il disegno del nuovo ospedale svanirà nel nulla».
Il Pd propone di riconsiderare l’area di Padova Ovest, al posto di Padova Est. «Riprendiamo in mano il progetto a Padova Ovest, il primo stralcio sarà l’Ospedale della Donna e del Bambino», specifica Sinigaglia, «non ci sono rischi idraulici e comunque è stato realizzato un impianto scolmatore. Sono sufficienti 23 milioni di euro per l’esproprio dell'intera area, nessun costo aggiuntivo».
C’è poi il fatto che manca un direttore generale alla guida dell’Usl 16, in un momento cruciale per la sanità padovana. Il sindaco di Camposampiero Katia Maccarrone, teme che i progetti avviati si blocchino a causa della dipartita di Claudio Dario, dg dell’Usl 16 con la valigia in mano. Da tre anni l’ospedale di Camposampiero attende l’apertura del Centro traumatologico ortopedico (Cto). «Abbiamo assunto da poco un ortopedico, c’è preoccupazione perché i tavoli sono bloccati», sottolinea il primo cittadino, «un’insicurezza che non fa bene né ai cittadini né ai sanitari. In più il reparto di Cardiologia rischia di chiudere». In sostanza: occorre fare in fretta.
«La sanità padovana è precipitata nel caos», conclude Claudio Sinigaglia, «la riforma attualmente in corso rappresenta un momento delicato, ma sono passati due anni e molti punti non sono ancora chiari. Il presidente Zaia non è in grado di far approvare la legge: non si capisce quante Usl saranno accorpate, il ruolo che assumerà l’Azienda zero, e non solo. L’Azienda zero è destinata a diventare il nuovo carrozzone del Veneto con un commissario nominato direttamente dal governatore, in barba alle procedure di trasparenza. La sanità è destabilizzata».
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