Insulta gli stranieri, il pm: «Crimini contro l’umanità, va processata»

PADOVA. «Siete marocchini di m... Tiro fora i cortei e vi uccido tutti».
E via con una bestemmia. E ancora: «Per me potete morire voi e i vostri bambini... Uno de giusto gaveva fatto pulizia ma no i ghe ga fato finire l’opera. In che Italia di m... semo drio vivere... A ve ricordo che mi son puro sangue, no go paura de nessun marochino de m... I ga da brusare vivi. Così se fa vera pulisia. I ga da morire, brusare come gli ebrei, eliminati dalla faccia della terra, casa mia xe sacra... Questi i xe solo boni de spacciar droga... sti porsei bisogna farli morire tutti, dovete fare pulizia di questa razza di m... di marocchini».
Parole terribili. Parole che rieccheggiano il triste passato di un’Europa spezzata sotto il giogo del nazifascismo, ancora negato da qualcuno, quando la “razza” che si riteneva eletta avrebbe voluto instaurare un mondo di terrore, di sopraffazione e di violenza.
Parole pronunciate il 22 aprile scorso da una cittadina italiana, K.B., 59 anni, residente in via Cabrini all’Arcella, una fila di palazzoni popolari da una parte e dall’altra lungo il ciglio della strada, a pochi passi dall’istituto “Donatello”, scuola elementare frequentata da bambini multicolore. Ma quella signora italiana, forse, è infastidita da tutto ciò tanto da non perdere occasione per aggredire verbalmente la coppia nordafricana che è vicina di casa. E nel mirino del suo incrollabile odio. Un odio non contenuto nemmeno di fronte alla pattuglia di carabinieri intervenuta sul posto, che ora rischia di costare a K.B. un processo per il reato di istigazione a commettere atti di discriminazione e di violenza per motivi etnici e razziali con l’aggravante di fare apologia di crimini contro l’umanità. E per il reato di percosse con l’aggravante, prevista dalla cosiddetta legge Mancino, in quanto commesse per finalità di odio etnico e razziale.
Inchiesta ultimata a tempo di record: la chiusura delle indagini è già stata formalizzata e il pm padovano Sergio Dini si prepara a sollecitare il processo per la protagonista di una storia che manifesta come il razzismo sia forte, anche a casa nostra. E così il pregiudizio, la discriminazione e l’insofferenza per chi è diverso fisicamente, proviene da altre culture, crede in altre religioni e coltiva diverse abitudini di vita. Troppo facile liquidare come una lite o un diverbio fra vicini una querelle che va avanti da anni. E che vede soltanto quella coppia marocchina con bambini perenne bersaglio della signora, sempre incapace di dimenticare la loro origine etnica.
In quel quartiere “arlecchino” – piccola città dove la convivenza sarà a volte difficile, ma in tanti altri casi è naturale – marito e moglie sono operai che lì risiedono e lavorano. Mai un problema, tranne che con K.B.. Lei, non li sopporta. Non è solo antipatia, una “chimica” che non funziona. A volte ci si prende, a volte proprio no e non c’è nulla da fare. Stavolta, però, K.B., rientrando a casa e vedendo la famiglia marocchina nel giardinetto, è andata oltre con quell’ultima sfuriata (di una serie). Oltre il limite della misura e della decenza perché le sue parole hanno inneggiato alla pulizia etnica di un dittatore del Novecento rimasto nella storia come il simbolo dell’annientamento del diverso. E hanno ferito e intimorito la coppia, spaventata dall’esplosione di rabbia incontenibile senza un motivo apparente a far da miccia. «Stranieri di m... Non ho paura di nessun marocchino di m... Con una pistola ammazzerei lei e il suo marito ciccione». Dalle parole ai fatti: a discorso concluso, botte alla mamma di fronte al figlio (sulla spalla) e graffi al marito.
Nel 2012, sempre l’Arcella, era stata il palcoscenico delle esternazioni razziste divulgate via Facebook da un’ex consigliera di quartiere, Dolores Valandro (poi espulsa dalla Lega) contro il ministro Kyenge: «Ma mai nessuno che la stupri?...». Parole razziste per la legge: nel 2015 la condanna a 13 mesi di carcere è diventata definitiva.
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