Addio a Fausto Zin, era il “papà” dei musicisti

L’imprenditore aveva 89 anni, è stato la colonna portante della storica azienda di strumenti musicali che oggi ha sede a Chiesanuova

PADOVA. È mancato Fausto Zin, classe 1926, che a breve avrebbe compiuto novant’anni.

È stato, fino a pochi anni fa, la colonna portante della Zin - Strumenti Musicali, che nel 2008 ha superato il secolo di attività: fondata dal padre Guglielmo Zin, oggi l’azienda si espande su tre piani e 1.500 metri quadri di negozio, a Chiesanuova. A muovere i primi passi fu Guglielmo, nato nel 1883, che unì la passione per la musica a quella per il restauro.

La storia la raccontano i figli: «Inizia nel lontano 1908» spiegano, «nella stazione ferroviaria di Padova. È una giornata grigia e piovosa; un treno a vapore è in arrivo da Milano. Scende un giovane uomo di 25 anni, con una valigia pesantissima: è Guglielmo Zin, di ritorno nella sua città natale dopo alcuni anni trascorsi a Milano».

In realtà, la storia inizia molto prima: quando Guglielmo, ancora bambino, viene assunto nella bottega di strumenti musicali di un vecchio tedesco. In seguito alla morte dell’anziano signore si trasferisce, adolescente, a Milano, dove ha l’opportunità di lavorare prima in alcuni laboratori e poi in diverse fabbriche di strumenti musicali a fiato, all’epoca di gran voga. Poi, però, prevalgono la nostalgia e il sogno di aprire una bottega sua, a Padova.

Nel 1908 inaugura il laboratorio in via del Santo, proprio vicino alla Basilica: qui Guglielmo realizzava le prime casse sinfoniche, i tamburi imperiali e rullanti di nuova concezione. Nel 1914 diventa fornitore ufficiale del Regio Esercito Italiano e viene arruolato con l’incaricato di riparare gli strumenti musicali delle Bande Militari che incoraggiavano i soldati al fronte. Un salto in avanti arriva poi con il figlio Fausto, che fin da giovane aveva seguito le orme del padre: superate le due guerre, negli anni Cinquanta inizia a modernizzare la produzione (ancora limitata), rivedendo dal punto di vista tecnologico la meccanica e il sistema costruttivo.

Nel ’55 si apre la produzione dei pianoforti a coda, da studio e da concerto. Poi ancora, negli anni ’60, esplodono i complessi giovanili e Zin diventa un punto di riferimento per la nuova e rivoluzionaria musica pop. «Mio padre» ricorda il figlio Adriano «era un imprenditore d’altri tempi: ha cominciato a lavorare quando le merci viaggiavano a cavallo, ed ha accompagnato l’azienda fino all’esplosione del digitale. Si è rimboccato le maniche nei momenti difficili, superandoli con il duro lavoro e la determinazione. Non suonava per diletto, ma gli strumenti li usava tutti, per testarli. La sua passione erano soprattutto gli strumenti a fiato, mentre io ho ereditato l'amore del nonno per il pianoforte».

 

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