L'acquitrino di Padova Ovest smentito da uno studio Arpav

L'ex direttore Drago: "Stupito delle parole di Pinato, le carte dicono l'esatto contrario" 

PADOVA. Già nel 2007 l’Arpav si occupò della sicurezza idraulica di Padova ed era già chiaro che la città era come una piattaforma leggermente inclinata con l’area Nord ovest più alta e quindi più sicura rispetto alla zona Sud est. Questo era importante saperlo in caso di esondazioni dei fiumi e del Brenta in particolare.

Lo ricorda l’allora direttore dell’Arpav, Andrea Drago che proprio nel 2007 commissionò uno studio all’università di Padova sul rischio idraulico della città, dell’intero territorio Pedemontano, anche per predisporre una mappatura per consentire alla Protezione civile un rapido intervento in casi di emergenza. Per sapere in anticipo le zone che si allagherebbero con più facilità in caso di piena.

Comunque che la situazione fosse questa (più sicura Padova Ovest rispetto a Padova Est), era chiaro dalle numerose riunioni che c’erano state in quegli anni proprio tra l’Agenzia ambientale e i Consorzi di Bonifica.

Il 4 marzo scorso, sotto giuramento (sentito come testimone nel processo che vede imputati per tentata concussione, l’ex comandante della Polizia giudiziaria della procura Franco Cappadona e l’imprenditore Mauro Bertani, proprietario del Net Center, accusati di aver promesso una mazzetta proprio a Drago per portare la sede dell’ente ambientale in una torre laterale del Net) l’ingegner Tiziano Pinato, già dirigente capo del Genio Civile, ha ammesso di aver subito delle pressioni, proprio da Cappadona, affinchè emergesse che la zona di Padova Ovest era a rischio idraulico.

Pinato era stato infatti incaricato di redigere, nella sua qualità di tecnico regionale, una relazione sulla sicurezza idraulica da presentare a Regione e Comune. «Quando in aula ho sentito Tiziano Pinato riferire quello che ha detto, ero incredulo, non mi risultava» assicura Drago, che in quel processo è parte offesa «Ora, a bocce ferme, collegando le cose, capisco che era tutto in funzione allo spostamento a Est del nuovo ospedale. Tutto si è chiarito. L’area di Bertani è dietro al Net Center, era stata ceduta dalla famiglia Basso assieme al Net, alle società che fanno capo a lui. Un terreno che, par di capire, rientra in parte nella superficie dove sorgerà il nuovo polo sanitario».

Nel frattempo dalla rotta del Bacchiglione del novembre 2010 - e non solo - è comunque cambiata la sensibilità a favore della sicurezza idraulica del territorio. Sei mesi fa a Ponte San Nicolò, l’assessore regionale all’Ambiente, Gianpaolo Bottacin, ha sottolineato che l’impegno della Regione c’è eccome. Si è iniziato un percorso che durerà decenni e serviranno lavori per tre miliardi di euro.

Servono delle enormi vasche di laminazione a valle per “ritardare” le ondate di piena, ma anche il completamento dell’idrovia Padova-Mare e di una ricalibratura del Bacchiglione. Interventi per i quali saranno necessari almeno 30 anni. Ma qualcosa è cambiato. Purtroppo dopo enormi disagi, come spesso accade. Ci si muove con decisione solo quando si è toccato con mano la fragilità di un territorio che per troppo tempo non è stato rispettato.

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