«Perdiamo l’eccellenza E l’ospedale resterà dov’è»

Ha la grande libertà di poter dire quello che vuole, senza dover difendere poltrone o rendite di posizione. E Paolo Giaretta, ex sindaco e senatore dem, non si risparmia. La riflessione sul nuovo ospedale postata ieri sul suo sito web non fa sconti a nessuno. Neppure al Pd che non è stato «saggio» nel consentire che Ivo Rossi lasciasse lo scranno in consiglio comunale. E poi al presidente di Confindustria Massimo Finco, reo di aver richiamato la politica ad evitare litigi e accelerare con la decisione sul nuovo polo sanitario. «Un intervento ipocrita – ha scritto Giaretta – Perché Finco non ha parlato quando di fronte a un cantiere pronto a partire, quello su Padova Ovest, il Comune ha deciso, sulla base di argomentazioni false, di partire tutto da capo con l’ospedale peripatetico?».
Infine la conclusione drastica e molto pessimista: «Il disegno vero è svuotare Padova, bloccandola nell’inedia e approfittando dell’incompetenza, per riconoscere tra qualche anno che per un polo di serie B le strutture che ci sono bastano ed avanzano».
Giaretta, iniziamo dalla fine: davvero rischiamo di tenerci l’ospedale così com’è perdendo l’eccellenza?
«La mia è una conclusione azzardata, è vero. E spero che non finisca così. Però a volte c’è una sorta di eterogenesi dei fini. Questa storia mi ricorda la vicenda del nuovo mercato-frigo e macello del Foro boario di corso Australia. Erano i tempi di Cesare Crescente e si discusse molto di cosa fare. Quando la politica decise di realizzarlo lo fece in tempi record: appena due anni. Ma nel frattempo era completamente cambiato il mercato delle carni. E quella struttura lavorò solo per pochi mesi. Il pericolo è questo: quando sarà pronto il nuovo ospedale rischia di non esserci più l’eccellenza».
Perché perdiamo i migliori professionisti. È così?
«Bisogna entrare nell’ottica che il tempo non è solo un terreno di sfida per i politici. In ballo ci sono i tempi di vita professionale di chi arricchisce la sanità padovana. E per chi deve pensare alla propria vita professionale cinque anni non sono pochi. Se poi pensiamo che lo stesso direttore generale dell’Azienda ospedaliera ha giudicato “ottimistico” un cronoprogramma che fissa la prima pietra nel secondo semestre del 2019, è normale che un professionista faccia i propri conti».
Nel frattempo però le strutture attuali appaiono inadeguate. Cosa ne pensa della vicenda di Pediatria?
«Quando sono stato eletto sindaco la prima visita l’ho fatta ad oncologia pediatrica. Già allora era un punto di sofferenza ed eccellenza del nostro ospedale. Il caso è molto delicato e non voglio sbilanciarmi. Ma farei due riflessioni: è la dimostrazione che quando si perdono molti anni lo si fa sulla pelle delle persone, ed è la conferma di quanto sia difficile operare il “nuovo su vecchio”».
Il suo è un giudizio molto duro nei confronti degli industriali padovani. Perché?
«Mi domando: Finco avrebbe accettato che in una sua azienda, con i suoi soldi, si buttasse via un investimento cospicuo di tempo e denaro senza alcuna vera verifica? Eppure con la stazione dell’alta velocità a San Lazzaro è andata così. Anche ai tempi di Berlusconi dicevano “lasciatelo lavorare”. Abbiamo visto le conseguenze».
Cosa avrebbe dovuto dire Confindustria?
«Il compito di una borghesia produttiva non è dire banalità ma una verifica severa dei comportamenti delle pubbliche amministrazioni. Ciascuno con i suoi convincimenti politici ma con l’obiettivo del bene comune».
Nel suo intervento se la prende anche con il Pd che ha «perso una risorsa» come Ivo Rossi.
«Due anni fa anch’io ho ritenuto accettabile che Ivo lasciasse il posto in consiglio ai giovani. Con il senno di poi sarei stato più cauto. Anche se i suoi contribuiti arrivano, con generosità, da fuori Palazzo Moroni. E sulla vicenda del nuovo ospedale la sua determinazione è stata fondamentale nel far emergere i retroscena oscuri».
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