Tema di italiano, le scelte e i commenti degli studenti padovani

PADOVA. Umberto Eco, voto alle donne, Pil, rapporto tra padre e figlio e missioni nello spazio: ecco le tracce della prima prova scritta che ha inaugurato la maturità 2016. I temi, almeno alcuni, erano dati per certi: cosa che ha aiutato i più ottimisti e lasciato un po' di amaro in bocca ai pessimisti, partiti con l'idea che almeno alcune tracce fossero «troppo scontate per uscire davvero».
«I temi erano quasi banali e questo non ci ha aiutati. Al contrario: per quanto mi riguarda mi hanno messa un po' in difficoltà perché li avevo esclusi, mi ero preparata su altro» dice Laura Grassi, del Tito Livio, dove la prima prova si è aperta con un po' di baraonda: codici che non andavano, mezzi informatici che non rispondevano ed una quantità di telefonate per far funzionare tutto. Alla fine, comunque, l'inghippo è stato in qualche modo risolto e, nonostante una mezz'oretta di ritardo, i ragazzi hanno potuto svolgere il tema senza problemi.

«Io ho scelto il tema sui confini» spiega Filippo Costa, anche lui del Tito Livio, «sono partito dal sociologo Bauman per passare alla globalizzazione e alla crisi d'identità. Ho concluso con i migranti, che da un lato minano l'identità e la cultura dello stato, ma dall'altro sono un elemento positivo per lo scambio culturale. Nella Repubblica di Venezia per esempio, in epoca rinascimentale, erano considerati una risorsa».

«Vorrei spostarmi a Ferrara ed iscrivermi a Giurisprudenza» dice Giorgia Minchio, del Calvi, che ha scelto la traccia sul Pil «ma non ho ancora deciso: quest'estate andrò ad informarmi meglio. Tutti mi hanno parlato molto bene sia del corso sia della città, quindi al momento sarei propensa per questa scelta».

E punta a lasciare la città anche Camilla Bernucci, anche lei del Calvi, che ama le attività spaziali e, non a caso, ha scelto proprio la traccia più attinente: «Vorrei iscrivermi ad Ingegneria» dice «ma informatica, non aerospaziale. E vorrei andare a Trento: qui a Padova mi sembra che gli sbocchi siano più sul territorio, mentre a Trento promuovono collaborazioni all'estero già durante la formazione». Un sogno nel cassetto? «Programmare videogiochi».

Ha già le valige pronte anche Stiven Morini, dell'Istituto Dante, che però all'università non ci pensa proprio: «Per ora andrò a Milano, dove spero di poter fare il musicista. Ho già dei contatti, sono molto motivato e spero che i miei progetti vadano in porto» racconta. Rimarrà, invece, Francesca Lunardi, anche lei del Dante: «sto pensando a Sociologia, ma non ho ancora deciso che cosa fare nella vita. In ogni caso non vedo l'ora di iniziare l'università: quello delle superiori è stato un percorso lungo e un po' travagliato».

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