Piscina negata ai sinti «Serve il certificato»

CHIESANUOVA. «Un biglietto d’ingresso per mio figlio» (un ragazzetto di 13 anni). «È registrato? Perché deve essere registrato e serve il certificato medico». Domenica scorsa, intorno alle 15, Luca Belli si è presentato alle piscine del Centro sportivo 2000, in via Pioveghetto, a Chiesanuova, per far entrare il figlio di 13 anni. Il ragazzo all’ingresso spiega che per entrare ci vuole la registrazione con tanto di documento e un certificato medico. La conversazione che segue, e che il signor Belli ha registrato in un video con il cellulare, contrappone le versioni dei protagonisti: da una parte Belli, un sinto che vive a Montà; dall’altra Dimitri Barbiero e il padre Lino, titolari degli impianti sportivi di Chiesanuova e del Plebiscito.
Secondo Belli la vicenda è chiara e sarebbe «discriminazione razziale». «Poco prima che arrivassi con mio figlio doveva entrare mia cugina con 4 bimbi», riferisce, «ma l’hanno fermata all’ingresso sempre con questa assurda richiesta del certificato medico. Assurda perché è stata chiesta solo a noi, non a tutti i clienti. Per questo mi sono avvicinato alla cassa con il telefonino, volevo dimostrare che si stava facendo razzismo ai nostri danni. Hanno lasciato sotto un sole cocente cinque bambini piccoli, i miei 4 nipoti e mio figlio, fregandosene dell’umiliazione alla quale ci stavano sottoponendo con arroganza e maleducazione». La direzione della struttura sportiva non nega la faccenda. «È vero», spiega Dimitri Barbiero, «a nostra discrezione chiediamo il certificato medico e il documento perché le persone che vogliono entrare non hanno, secondo un controllo visivo, i requisiti per accedere ai nostri impianti». È stata Federica, la responsabile di domenica scorsa, a prendere la decisione: «Il padre era a posto», ricorda la giovane dipendente, «ma il ragazzo era in costume da bagno e a torso nudo e, ad una prima occhiata, non sembrava molto pulito». Tanto è bastato a negare l’accesso categoricamente e senza troppe spiegazioni. «Non siamo elastici quando si tratta della salute e della sicurezza dei nostri clienti», continua Barbiero, «non centra nulla che il signore fosse sinto, rom o straniero, tant’è vero che il 30% della nostra clientela è straniera e tant’è vero che era già entrata, lo stesso giorno, una famiglia di sinti, parenti del signore che ha girato, senza nessun permesso, il video».
Non è tutto qui. «Siamo sotto assedio», scandisce il patron Lino, «ragazzetti rom, ma anche italiani, ogni giorno ce ne combinano una: entrano e svaligiano gli armadietti, rubano i cellulari, mettono mano a borse e portafogli e noi dobbiamo difenderci». Alcuni passaggi restano poco chiari. All’ingresso delle piscine di via Pioveghetto è affisso il regolamento con tutti i divieti, sia di sicurezza che di norme igienico-sanitarie, ma della possibilità che la direzione possa chiedere un certificato medico ai clienti non c’è traccia. Secondo, nel video i due dipendenti delle piscine sostengono che i controlli (documenti più certificato medico) vengono chiesti a tutti, eccetto i soci, eppure non c’è traccia scritta di questa regola. Anzi. Lo stesso Barbiero rettifica: «Il certificato e il documento vengono richiesti all’occorrenza, se il nostro personale intuisce qualcosa di poco chiaro. Per noi possono entrare tutti e tutti sono bene accetti, ma nel rispetto di pulizia e civiltà».
Elvira Scigliano
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








