«Contro i cinghiali rastrelliamo i Colli»

Giuseppe Pan, assessore regionale alla Caccia, annuncia una svolta: «In un anno possiamo risolvere il problema»

PADOVA. «Bisogna avere costanza. Purtroppo non sempre è stato così e certi sforzi sono stati vanificati. Ma ora siamo a un punto di svolta, con un commissario in campo e con l’impegno ad affrontare il problema di petto, con tutte le forze in campo e rastrellamenti massicci. In un anno possiamo arrivare a una sensibile riduzione dei cinghiali sui Colli e nelle zone vicine».

Giuseppe Pan, assessore regionale alla Caccia, sa che il limite di tolleranza è stato raggiunto e superato. E che anche la Regione è chiamata in causa, sia a livello di regìa che per le risorse necessarie.

Assessore, fino a che punto la caccia può essere una risposta al problema dei cinghiali?

«Siamo in un’area protetta,quindi la caccia non è ammessa. Ma questo è anche uno dei motivi per cui hanno trovato un habitat ideale. Ci sono i boschi, ci sono coltivazioni, trovano da mangiare in abbondanza. E hanno un tasso di fertilità molto alto, si riproducono velocemente. Ora sono un problema sociale, rappresentano una minaccia molto seria».

Si stima che gli esemplari abbiano raggiunto quota 10 mila. Gli agricoltori sono disperati. Cosa pensate di fare?

«C’è un commissario al lavoro, non sta perdendo tempo. Il sistema di contrasto più efficace, al momento, è la cattura con i chiusini perché permette di catturare più esemplari, a volte anche un branco intero. Ne aumenteremo il numero».

Qualcuno sostiene che la caccia possa essere perfino controproducente. Ha ancora senso sparare ai cinghiali?

«Il problema vero è che in un ambiente così antropizzato e dovendo usare palle che hanno una gittata di un chilometro, non si può mettere in campo un esercito di cacciatori. Bisogna che i selecontrollori - così si chiamano - siano abilitati e preparati. Semmai possiamo modulare diversamente la loro attività».

Per esempio come?

«Sulla scia di quanto si sta facendo nella zona di Verona, potremmo avviare un piano di controllo che preveda la possibilità di cacciare i cinghiali tutto l’anno, con la collaborazione delle associazioni venatorie».

Che però hanno sempre detto: noi il parco non lo volevamo e lì dentro non spariamo.

«Il parco non l’ho istituito io».

Però c’è. Quindi?

«Nelle aree limitrofe al parco si potrebbe fare una buona caccia di elezione. E dentro il parco, con la Forestale e la Polizia provinciale, potremmo fare battute più importanti».

Ha in mente una strategia?

«Dividere idealmente i Colli a fasce e fare un abbattimento massiccio, con tutte le forze disponibili. Una sorta di rastrellamento. Non credo che sia possibile un’eradicazione totale, visto che il numero ormai è davvero notevole. Ma possiamo riportarli a una dimensione controllabile, per restituire equilibrio all’area protetta e all’attività che ospita».

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