Padova, in 10 mila per la lingua del Santo. Voltan, omelia con la Mannoia

Quattro funzioni e quasi dieci mila pellegrini hanno rinnovato la grande partecipazione alla Festa della lingua: la Traslazione delle reliquie di Antonio, il secondo momento antoniano dell’anno
BARON - AGENZIA BIANCHI - PADOVA - PROCESSIONE LINGUA DEL SANTO
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PADOVA. Quattro funzioni e quasi dieci mila pellegrini ieri hanno rinnovato la grande partecipazione alla Festa della lingua: la Traslazione delle reliquie di Antonio, il secondo momento antoniano dell’anno dopo la solenne festa del 13 giugno. Ieri è stato ricordato dunque il ritrovamento della lingua incorrotta di Sant’Antonio oltre 750 anni fa, dopo più di trent’anni dalla sua morte.

I devoti hanno gremito la chiesa fin dalla prima funzione, quella delle 8, celebrata dal rettore, padre Oliviero Svanera. Alle 10 è stato invece padre Fabio Scarsato, direttore editoriale del Messaggero di Sant’Antonio, a celebrare la santa messa per gli associati della rivista. Ultimo appuntamento del mattino la celebrazione solenne delle 11, presieduta dall’arcivescovo Giovanni Tonucci, delegato pontifico per la basilica. La messa più attesa della giornata, tuttavia, è stata quella cantata delle 17, presieduta da padre Giovanni Voltan, ministro provinciale dei Frati minori conventuali. Ad animare la celebrazione è stato il coro della Cappella musicale antoniana. Ma soprattutto più di duemila persone hanno voluto partecipare alla processione con la reliquia del mento di sant’Antonio portata a spalla dai confratelli della Pia Unione dei Macellai del Santo. È questo il momento della festa più atteso da oltre 750 anni.

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Era il 1263 e il Santo era morto da 32 anni. Fu allora che san Bonaventura da Bagnoregio, trovò intatta la lingua del Santo. La reliquia che richiama la potenza della parola di Dio, proclamata e testimoniata da sant’Antonio. A distanza di secoli è tuttora visibile, incorrotta, nel reliquiario della Cappella del Tesoro della basilica. Padre Voltan ha scelto le parole di Fiorella Mannoia all’ultimo Festival di San Remo per spiegare la potenza della lingua: «Che sia benedetta questa vita, per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta. Per quanto sembri incoerente e testarda se cadi ti aspetta. Siamo eterno, siamo passi, siamo storie. Siamo figli della nostra verità». Quindi il ministro provinciale è andato più in profondità: «Benedire sta per dire bene», ha continuato. «Da alcuni anni la nostra lingua fisica ha l'estensione della tecnica: cellulari, pc, media, una potenzialità enorme di bene ma anche un alto rischio di farsi e fare male. Oggi la lingua del Santo ci direbbe di guardare al Signore: viviamo una vita breve e dobbiamo operare il bene, senza inseguire cose o sogni mondani».

 

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