Avanza lo spettro dello “spezzatino” per le Popolari venete

Che succede se la ricapitalizzazione precauzionale fallisce? Ecco due ipotesi horror che lascerebbero il Veneto senza banche

VICENZA. Per Veneto Banca e Popolare di Vicenza le fonti ufficiali continuano a giurare che il salvataggio ci sarà e senza bail in.

Il tempo però passa e la strada verso il salvataggio rimane incerta. Abbastanza da avvalorare almeno l’ipotesi di un esito infausto, cioè che si possa in realtà arrivare a una liquidazione coatta amministrativa mascherata o a una risoluzione soft.

L’esito finale della lunga agonia delle venete, in questo caso, sarebbe che il Veneto non avrebbe più una propria banca.

Niente bail in, Pier Carlo Padoan ha giurato non ci sarà e si sa che il Governo sta da tempo lavorando ad un piano alternativo. Si sa anche, lo dicono alcune fonti, che l’altro ieri il Ministro avrebbe incontrato Carlo Messina, ceo di Intesa Sanpaolo. Sarebbe proprio questo l’istituto capofila nell’affaire.

Ma la soluzione praticabile è davvero il “burden sharing” di cui si parla in questi giorni? Circolano almeno due scenari alternativi, ipotesi sia ben chiaro, però presenti nei ragionamenti di chi conduce le trattative. Una pista è ad esempio la risoluzione soft con conseguente “spezzatino”.

Le due ex popolari sono in stato di operatività rallentata da circa venti giorni. Chi conosce la situazione dall’interno afferma che la situazione necessita di un’immediata inversione di rotta, che però al di là delle parole non si vede.

Il punto diventerebbe allora come spartire le spoglie delle ex popolari venete. Circolano due diverse ipotesi, che però nell’arco di qualche giorno, una settimana al massimo, si potrebbero materializzare se Roma e Bruxelles non faranno in fretta per scongiurare il peggio. Versione numero uno (sempre meno probabile): lo Stato entra nel capitale, per le risorse chieste da Bruxelles si userà il Fondo Interbancario o una “colletta” di sistema con chi ci sta.

L’Europa darà così via libera, lo Stato verserà i suoi miliardi già stanziati. A quel punto si guarderà dentro alle banche e si inizierà a cedere un po’ qua e un po’ là, le partecipazioni, Arca, Bim, il resto di Cattolica. E poi Banca Apulia, Banca Nuova.

Poi la fase strutturale, si lavoreranno gli Npl si cederanno i crediti in bonis e raccolta. Circa 10 miliardi i crediti brutti e cattivi, 35-40 miliardi quelli buoni, 11 miliardi più o meno la raccolta. Le venete, contrariamente a quanto si pensa quando si parla di salvataggio, andrebbero un po’ a Milano (a Intesa), un po’ a Parigi (Bnp Paribas?), un po’ a Berlino.

Ipotesi numero due, ancora peggiore, ma sia chiaro che si parla sempre di possibilità infauste: la risoluzione soft di cui scriveva il Sole 24 Ore qualche giorno fa. Una risoluzione senza bail in con intervento precauzionale dello Stato. Bruxelles parrebbe d’accordo, i miliardi pubblici sarebbero quattro. Si manderebbero in risoluzione le banche, si attiverebbe il Fondo di risoluzione. Al fondo parteciperebbero tutte le banche.

Così in un solo colpo ci sarebbero capitali privati, quelli del fondo, e pubblici, quelli dello Stato. A questo punto si creerebbero due scatole. Una bad bank o una società di gestione per gli Npl. Atlante che ha da risolvere la grana di Siena, Fortress si è tirata indietro nella gestione delle sofferenze di Mps, con difficoltà potrebbe far parte della partita.

Lo Stato garantirebbe la scatola con le sofferenze delle venete. Per accettare la risoluzione la direttiva Brrd consente la costituzione di una bad bank (ci sarebbe) e la cessione ad un’altra banca di alcune attività (in questo caso della good bank o delle good bank) oppure il trasferimento temporaneo delle attività e passività a un’entità (bridge bank) costituita e gestita dalle autorità per proseguire le funzioni più importanti, in vista di una successiva vendita sul mercato.

Tutto ciò cercando di evitare il bail in. Insieme alla banca cattiva ce ne sarebbero quindi due buone, Veneto Banca e Bpvi ripulite. Chi se le prenderebbe? Intere o a pezzettini? Un altro capitolo di un epilogo horror che ormai sta al premier Gentiloni e a Padoan impedire.
 

Argomenti:veneto banca

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova