Un cyber attacco al giorno, aziende padovane nel mirino

PADOVA. Gli attacchi informatici alle imprese padovane costano ogni anno una cifra anche superiore ai 3 milioni di euro. Una stima che si riferisce alle sole denunce che gli imprenditori decidono di presentare in caso di attacchi gravi e che nel padovano si verificano con la frequenza media di circa uno ogni giorno. Nei casi peggiori le Pmi del territorio spendono mediamente anche 10 mila euro per i soli servizi di ripristino delle operatività. A queste cifre si devono aggiungere i costi legati ai giorni di lavoro persi e agli effetti sulla produzione, quelli relativi alla tutela dei dati informatici e alla reputazione on-line dell’azienda attaccata. Il caso di NotPitya, il nuovo ransomware (un’evoluzione dei più vecchi virus informatici) che sta criptando decine di migliaia di computer in Italia e che richiede un riscatto in Bit Coin (la moneta digitale) per ritornare ad accedere ai propri dati, è solo l’ultima ondata di attacchi informatici che ha colpito nel padovano più di qualche azienda, la più famosa delle quali, solo martedì scorso, è la multinazionale delle macchine agricole Maschio Gaspardo.

Un’aggressione i cui danni i sindacati stimano superiori certamente al milione di euro, solo per quanto riguarda il costo del lavoro e il ritardo nella consegna dei prodotti in lavorazione. «Intorno alle due del pomeriggio di martedì i dipendenti hanno iniziato a vedere i propri terminali di produzione diventare completamente neri, come fossero spenti» racconta Gregorio Loregian, sindacalista della Fim Cisl di Padova e Rovigo. «Nel giro di pochi secondi si è fermato tutto e i lavoratori non sapevano cosa pensare. I responsabili della produzione si sono attaccati ai telefoni aziendali ma anche questi, legati come sono ai sistemi informatici dell’azienda, erano muti. Dopo qualche momento di panico si è riusciti a comunicare tramite i cellulari personali e si è capito che, per lo meno gli stabilimenti italiani e quelli in Romania, erano sotto attacco informatico. I lavoratori hanno atteso istruzioni ma poi sono dovuti tornare a casa».
E sebbene l’azienda abbia comunicato ieri che i sistemi di backup hanno funzionato a dovere e che la produzione riprenderà già lunedì 3 luglio, è pronta l’attivazione della Cig per fare fronte a un imprevisto che solo fino a qualche anno fa era annoverabile tra i racconti di fantascienza. Una situazione simile si è verificata nelle stesse ore nei magazzini Tnt della zona industriale di Padova dove è stata comunque garantita la continuità, seppure con un rallentamento medio delle operazioni comunque superiore al 80%, per via della possibilità di svolgere a mano le mansioni fino a quel momento gestite dai sistemi informatici della multinazionale della logistica. «Per quest’anno siamo già al terzo attacco informatico alle imprese del territorio» ha detto Ruggero Targhetta, presidente dei Servizi Innovativi e Tecnologici di Confindustria Padova. «Il fatto che tante aziende vengano colpite da questi malware (virus ndr) la dice lunga sulla preparazione ancora troppo approssimativa dei nostri imprenditori su di un tema, quello della sicurezza informatica, che deve andare di pari passo con una digitalizzazione delle imprese e dei processi produttivi che le nostre aziende stanno abbracciando con coraggio e investimenti importanti».
L’associazione di categoria sta nel frattempo attivandosi per affrontare percorsi specifici legati alla cybersicurezza, un’esigenza sempre più stringente che non può essere affidata, secondo l’imprenditore, alle sole soluzioni tecniche. «Come per la rivoluzione della Fabbrica 4.0 anche nella sicurezza informatica l’evoluzione deve abbracciare tutti i settore delle imprese coinvolte» ha aggiunto Targhetta. «La formazione legata all’implementazione tecnologica deve essere affiancata ad un percorso culturale che deve interessare gli imprenditori, i tecnici aziendali e tutti i dipendenti. Una rivoluzione culturale che deve essere spinta anche dalle categorie: già da tempo stiamo lavorando a tavoli dove sono presenti tutte le Merceologiche di Confindustria per trasmettere quei presidi minimi di attenzione che devono essere patrimonio di ogni lavoratore. Solo facendo così potremo garantire ad imprese sempre più interconnesse una sicurezza fondamentale per protegge il proprio know how, i brevetti e in definitiva il meglio del made in Italy».
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