Hashish, eroina e cocaina: presi i padroni del Portello
Vendevano le dosi a giovani e studenti universitari. Sequestrati 40 mila euro

PADOVA. Fiumi di droga per giovani padovani e studenti fuori sede. Hashish, eroina e cocaina venivano venduti a ritmo incessante tra stazione e Portello. Con la loro indagine i militari della Guardia di finanza hanno dimostrato ancora una volta che Padova nel Nordest è senza dubbio la capitale della droga. In tre mesi sono state arrestate dieci persone, sequestrati 5 chili di hashish, quasi mezzo chilo tra eroina e cocaina ma soprattutto sono stati recuperati 40 mila euro in contanti. Il frutto dell’attività frenetica di spacciatori marocchini e tunisini. Sono loro che hanno in mano quello che le forze dell’ordine definiscono “spaccio al dettaglio”.

Sono i nordafricani che girano con le loro biciclette scassate tra piazze e locali alla moda. Si nascondono negli angoli bui del centro, danno appuntamento ai ragazzi nei parchi, lungo le piste ciclabili, sugli argini del Piovego. Nascondono i panetti in luoghi impensabili, dietro le serrande di negozi chiusi da anni o nelle piazzole di sosta. In questo caso un’area di sosta lungo la statale che porta a Borgoricco era stata trasformata nel deposito principale. Lì c’era una piccola scarpata. Bastava scendere per mettere mano al malloppo. In questo modo i “galoppini” potevano girare tranquilli senza paura di incappare in qualche controllo. Anche se qualcuno li fermava addosso avevano sempre quantità da zero-virgola.

Sono stati gli investigatori del Gruppo della Guardia di finanza a risalire via-via la filiera fino a inanellare i dieci arresti in pochi mesi. L’attività dei militari, coordinati dal tenente colonnello Luca Lettere, è stata avviata lo scorso mese di novembre quando, durante un servizio di controllo in stazione ferroviaria, hanno controllato Mustapha Khaidon, 22 anni, marocchino appena sceso da un treno proveniente da Milano. I cani della Finanza hanno iniziato ad abbaiare all’impazzata. Ben presto si è capito il motivo. In tasca aveva un panetto con 250 grammi di cocaina purissima. Quel cartoccio di polvere bianca, nel mercato padovano, avrebbe potuto fruttare ben 50 mila euro al giovane spacciatore. E questo dà la misura di quali siano i guadagni in questo mercato di morte.

È bastato analizzare il suo telefonino per scoprire contatti che duravano da mesi, perlopiù con marocchini specializzati nella vendita di hashish e cocaina tra Padova e Limena. I contatti erano ramificati in tutto il nord Italia e la stazione ferroviaria era lo snodo logistico ideale. Da lì questo gruppo di spacciatori era riuscito a conquistare il Portello, con i suoi locali, le sue residenze studentesche, le feste a tema, le rassegne estive come i Navigli.

Grazie a quel telefonino e a quei contatti hanno preso il via gli arresti. Il 16 febbraio Hamed Zaidi e Lassad Aouichaoui sono stati trovati con circa mezzo chilo di hashish e 5 grammi di cocaina, droga appena acquistata a Limena da Mohamed Fatihi e El Arbi Garnat. Altro blitz il 1 marzo, stavolta a Camposampiero, dove sono stati ammanettati Francesco Morsicato e Nicola Rainis, 32 anni entrambi, residenti a Tolmezzo (Udine). Avevano mezzo chilo di hashish e 50 grammi tra cocaina ed eroina. Partita acquistata da Aziz Bouadili e Salah Bouzaidi.

Sette giorni dopo, l’8 marzo, viene arrestato Nabil Fatnassi con mezzo chilo di hashish. Il 13 aprile Fatihi Mohamed e El Arbi Garnat stavano per lasciare l’Italia perché forse si erano resi conto di essere finiti nel mirino delle forze dell’ordine. Sono stati bloccati prima che prendessero un volo con destinazione Marocco. A casa avevano circa 4 chili di hashish pronto per essere spacciato. Le ultime catture risalgono al 30 aprile, ancora una volta in zona Portello. Ora i finanzieri si stanno concentrando su quelli che sono i canali di approvvigionamento. Quasi sicuramente la mala albanese che da anni ormai domina il mercato della droga.
e.ferro@mattinopadova.it
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