Padova, il medico-omicida prepara la tesi e ha il permesso per andare al Bo

Gian Luca Cappuzzo si sta per laureare in Giurisprudenza. È stato condannato a 26 anni per l’assassinio della moglie Elena
Gian Luca Cappuzzo
Gian Luca Cappuzzo

PADOVA. Ha lavorato nel call center dell’Azienda ospedaliera e collabora con la rivista del carcere “Ristretti Orizzonti”. Poi fa l’ortolano nel carcere Due Palazzi e studia Giurisprudenza. Anzi, ormai è pronto per appendere al chiodo il diploma di una seconda laurea, oltre a quella di Medicina conquistata seguendo le orme del padre medico. Così, detenuto modello e studente impeccabile, ha ottenuto in questi giorni il permesso di uscire dal carcere Due Palazzi per frequentare la biblioteca universitaria del Bo. Obiettivo: preparare la tesi in Diritto Costituzionale. È Gian Luca Cappuzzo, 47 anni, una carriera da aspirante chirurgo bruscamente interrotta dall’omicidio di cui è stato riconosciuto colpevole: quella della giovane moglie Elena Fioroni, 31 anni appena, prima aggredita e anestetizzata con etere e benzodiazepine, poi infilata in una vasca da bagno per simulare un suicidio, infine assassinata con tre iniezioni di etilcarbammato o uretano, sostanza cancerogena impiegata nella preparazione dei pesticidi. Di più: «neutralizzati» dal papà con gocce di antidepressivi nel biberon pure i due figlioletti di 3 e 4 anni per evitare che potessero assistere al delitto della loro mamma. È la sera dell'8 febbraio 2006 e in una villetta di Voltabarozzo in via Pisani 6/a si consuma quell’orrore.

Elena Fioroni
Elena Fioroni


Dopo 11 anni la vita continua per Gian Luca Cappuzzo. Una nuova vita – secondo educatori e magistrati – fatta anche di rivalutazioni della propria esistenza e dei propri “errori”. Elena non c’è più. E mai più ci sarà. Gian Luca, che nel passato ha già coltivato qualche permesso per visitare l’anziana madre, ora sta cercando di concludere il percorso di studi forse utile per comprendere meglio il suo vissuto. O forse per intraprendere una nuova professione una volta scarcerato. L’obiettivo potrebbe non essere lontanissimo, meno di 10 anni.

Il 29 aprile 2008 la Corte d’Assise di Padova condanna Cappuzzo a 26 anni di carcere per omicidio volontario pluriaggravato con una pena condonata di tre anni per legge (ma quasi due anni sono già trascorsi in detenzione preventiva), mentre la buona condotta garantisce la conquista di 45 giorni di liberazione anticipata ogni sei mesi di pena scontata.

Il delitto era stato confessato da Cappuzzo solo il 27 giugno 2006 dopo quattro mesi e mezzo di silenzio: a metterlo alle strette la consulenza medico-legale firmata dal professor Santo Davide Ferrara che aveva smascherato il piano omicida.

«Voleva lasciarmi e io l'ho uccisa» aveva raccontato l’imputato. «L’omicidio di Elena Fioroni si presenta con tutte le caratteristiche del delitto passionale legato alla forte gelosia di Cappuzzo nei confronti della moglie e all’incapacità di accettare la sua decisione di separarsi» avevano scritto i giudici nella motivazione della sentenza di primo grado confermata in Cassazione.

Un femminicidio in piena regola quando quella parola non stava ancora scritta da nessuna parte.
 

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