Suor Lia ricoverata: «Le Cucine vanno avanti»
L’anima della struttura è in ospedale dopo una caduta. «Molti bravi volontari, torno appena posso»

CARRAI - CLAUDIO SINIGALIA DA SUO LIA
Gli ematomi sul volto, il collare a tenerla in posizione eretta, le fasciature sulle gambe e la flebo attaccata al braccio sinistro. E nonostante tutto il consueto sorriso buono. È suor Lia Gianesello, 75 anni, anima delle cucine popolari di via Tommaseo, da una settimana ricoverata nel reparto di Neurologia dell’Azienda ospedaliera a causa di un brutto infortunio.
«È successo domenica scorsa. Mi ero svegliata la mattina molto presto perché dovevo sbrigare delle commissioni essendo tornata da una settimana di vacanza in montagna, a Sappada. Stavo uscendo quando sono inciampata nei quattro gradini che faccio ogni giorno per uscire di casa. Accidentalmente non ho visto l’ultimo scalino e così sono caduta a terra», racconta ancora piuttosto dolorante suor Lia, mentre attende il vassoio con il pranzo.
«Mi sono spaventata tanto, ma per fortuna mi è andata bene. Adesso ho molti dolori alle gambe, dei forti crampi che ho sentito da subito dopo la caduta». Suor Lia, fortunatamente, in seguito all’incidente è stata subito soccorsa dalle altre suore che si trovavano nella casa di via Tommaseo, dove vive. «Mi hanno aiutato a rialzarmi in piedi e hanno chiamato immediatamente l’ambulanza che mi ha portato in ospedale». Oltre alle varie botte sul viso e sul corpo, la lesione maggiore riportata dalla religiosa ha interessato le vertebre cervicali.
Inizialmente i medici pensavano fosse addirittura necessaria un’operazione chirurgica che poi però è stata scongiurata. «Mi dovrebbero dimettere domani (oggi,
ndr
) o nei giorni immediatamente successivi, poi credo andrò per un periodo a fare riabilitazione in una struttura specializzata».
Nel frattempo le Cucine popolari, di cui lei è da sempre anima e cuore, rimangono nelle mani dei tanti volontari che ogni giorno sfamano centinaia di persone indigenti.
«Non credo avranno problemi senza di me, sono persone bravissime e sono certa che se la sapranno cavare. Io comunque conto di tornare a casa e alle Cucine il prima possibile». Ha ancora tanto da dare ai più bisognosi suor Lia, glielo si legge negli occhi. Lo si capisce anche dall’entusiasmo che mette, seppur da un letto d’ospedale, nel parlare della sua mensa.
Alice Ferretti
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