Il Bo in campo: «Ora serve responsabilità»
Plebani, preside di Medicina: «Non vanificare tutto a un passo dall’accordo». Il sindaco Giordani: «Disponibili ma determinati»

«È stato fatto un lungo lavoro tecnico per andare verso delle posizioni consensualmente accettabili da tutti. Adesso la politica sia responsabile». Mario Plebani, preside della Scuola di Medicina del Bo, si aspetta un regalo per il suo compleanno in agenda martedì (classe 1950, un’ottima annata). Quello più gradito sarebbe l’accordo, nella riunione in programma domani a Venezia, per chiudere definitivamente la partita del nuovo ospedale in città.
I tecnici, su input del governatore Luca Zaia, hanno disegnato il modello del doppio polo: un ospedale di comunità in via Giustiniani e un polo di ricerca ed eccellenza a Padova Est, nei terreni di San Lazzaro. Terreni che restano l’unico punto di rottura: il sindaco Sergio Giordani chiede che siano acquistati dalla Regione al prezzo stabilito dall’Agenzia del Territorio; il governatore Luca Zaia non ha intenzione di scucire un euro, forte della promessa della precedente amministrazione (guidata dal leghista Massimo Bitonci) di cederli gratis.
Sul dissidio Plebani non si sbilancia: «Questo tema lo lasciamo alla politica. E speriamo che la politica si esprima ai livelli adeguati di responsabilità che il Veneto, e non solo Padova, si aspetta – chiosa – Certo l’università può essere disponibile, visto che è proprietaria di gran parte dell’area di via Giustiniani, ad affrontare alcuni di questi problemi».
Il preside di Medicina vede il traguardo («Siamo a un passo dal chiudere l’accordo», dice) e considera recepito il suo disegno: «Si è capito che l’obiettivo dell’Università non è solo di realizzare un moderno ospedale di livello internazionale. Ma anche di dare una risposta integrata alla sanità veneta». Netto l’ok al doppio polo: «A Padova oggi ci sono tre realtà ospedaliere che non sono integrate, con diversi doppioni inutili – spiega Plebani – Un policlinico con due poli è realizzabile con una vera integrazione che possa riportare sotto un’unica
governance
la sanità padovana». L’obiettivo è competere con i progetti ambiziosi avviati da Torino e Milano, ma anche a livello europeo: «Possiamo riorganizzare la sanità per aree omogenee: da una parte un’area con una certa complessità, anche di investimenti tecnologici; dall’altra un ospedale di comunità». Un progetto dai tempi lunghi? «Dissento – risponde il preside di Medicina – Deve essere una priorità con tempi di progettazione e realizzazione abbreviati».
Dal canto suo il sindaco Sergio Giordani considera «prezioso» l’asse con il Bo, sviluppato nelle ultime settimane dopo le “crepe” per il nuovo su vecchio. Confida nella «concretezza» di Luca Zaia ma teme che qualcuno possa tirarlo per la giacchetta. Qualcuno chi? «Quelli della compagine bocciata nelle urne lo scorso giugno – risponde – Se pensano di agitare lo spauracchio di portare l’ospedale fuori dal territorio comunale, sulla pelle dei padovani, sappiano che la nostra è una comunità che non si fa ricattare». E se scattasse l’opzione Limena, come qualcuno in Regione fa balenare? «In quel caso si aspettino pure una vasta mobilitazione civica e popolare per difendere i diritti e le prerogative che derivano da una storia di eccellenza come quella padovana, per la quale siamo pronti a batterci», promette Giordani. Che sul pagamento delle aree non arretra: «Vado a Venezia con la consueta disponibilità al dialogo e con una uguale determinazione su concetti già spiegati».
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