«Mi hanno picchiata e rapinata: la prossima volta mi farò giustizia da sola»

Padova. Parla la tabaccaia aggredita davanti a casa: «Erano in tre, a volto coperto: mi hanno riempito di pugni. E' la nona rapina che subisco e sto pensando di mollare tutto»

PADOVA. «Pensavo fosse un sequestro di persona, mi è venuto persino il sospetto che avessero sbagliato persona. Mi hanno riempito di pugni, mi hanno trascinato. Questa è la nona rapina che subisco, io mollo tutto». Gabriella Elisabetta Lazzaretto è una donna fortemente provata. Il giorno dopo la violenta rapina subita davanti alla sua casa di Montà è ancora peggiore, per tutti i pensieri che le ronzano in testa: le sequenze dell’aggressione, i numerosi precedenti, le parole dette da persone senza scrupoli, il senso di solitudine e impotenza.

Padova, tabaccaia picchiata e rapinata davanti casa


Lei gestisce la tabaccheria di via Roma ad Albignasego da 26 anni. E quello di sabato sera è l’ennesimo atto di violenza nei suoi confronti. Quando dice che lascia, parla sul serio?

«Sono stanca e spaventata. Mi sento sola».

Cosa è successo sabato sera?

«Ho chiuso il mio negozio e sono tornata a casa. Ero davanti al cancello. Visti i numerosi precedenti tengo la borsa a tracolla anche in auto e metto la cintura come ulteriore protezione. Improvvisamente ho sentito aprire lo sportello dell’auto. Erano in tre. Mi hanno strattonato, hanno strappato la giacca a vento che indossavo. Mi hanno trascinato fuori tenendomi per braccia e gambe. È stato in quel momento che ho pensato al sequestro di persona».

Cosa le dicevano?

«Parlavano in dialetto veneto, uno mi ha detto: moea chea borsa seguito da una bestemmia».

Parlava anche di pugni ricevuti.

«Me ne hanno dati in testa, sulla schiena, sui fianchi».

Ha provato a difendersi?

«Certo, prima ho suonato il clacson all’impazzata sperando che qualcuno dei vicini uscisse ad aiutarmi. Ma niente. Allora ho cercato di proteggermi ma non c’è stato niente da fare».

Avevano i passamontagna?

«Questo non l’ho capito. Si vedevano solo occhi e naso, questo sì».

Pensa che l’abbiano seguita?

«Credo di sì. Altrimenti non mi spiego come avrebbero potuto fare a intercettarmi proprio mentre stavo per varcare il cancello di casa».

Nove rapine in 26 anni. È sicuramente frustrante.

«Chi non vive questa situazione non può capire. Uno l’hanno preso, una volta. È rimasto dentro cinque mesi e poi l’ho rivisto fuori. Le pare giustizia questa? Anzi, la prossima volta la giustizia me la faccio da sola. Se ci sarà una prossima volta. Ripeto: mollo tutto».

Sabato sera è passata in Pronto soccorso?

«No, a che serve? Sarei rimasta lì cinque o sei ore per niente. Sono delusa e sconfortata».

e.ferro@mattinopadova.it

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