Padova nella lista Unesco Sarà candidata nel 2019

Il governo proporrà Padova nel 2019 per il riconoscimento di Patrimonio mondiale Unesco. Sarà l’unica candidatura italiana, con ottime possibilità di essere accolta. Addirittura la candidatura dell’«Urbs Picta», proposta dal Comune assieme alla Diocesi, l’Accademia Galileiana, la Veneranda Arca e l’Università, sembra essere risultata talmente forte che gli altri aspiranti siti hanno preferito ritirarsi e aspettare tempi migliori per una loro riproposizione. La notizia è trapelata lunedì scorso durante il consiglio comunale dedicato al bilancio, ed è poi stata confermata dall’assessore alla Cultura Andrea Colasio: «È un lavoro di squadra eccezionale che ha prodotto una scelta strategica per il Paese – spiega – Obiettivamente Padova era la candidatura più forte ed autorevole. Il segreto è stato costruire un percorso multisito, con otto luoghi e un nuovo addendum con il Castello Carrarese».
La svolta. Il punto di svolta è stato lo scorso 11 settembre con la visita del ministro Dario Franceschini e la presentazione del progetto ai Musei Eremitani. L’esponente dell’esecutivo ha dato la sua approvazione e poi il via libera “ufficiale” è arrivato la settimana scorsa dalla Commissione nazionale italiana per l’Unesco, presieduta da Franco Bernabè.
Cosa accade adesso? Bisogna arrivare alla presentazione al World Heritage Centre che inizia un processo di valutazione. Il comitato del patrimonio mondiale, che si riunisce una volta l’anno (di solito a luglio) per esaminare le candidature si avvale della valutazione di un organismo tecnico: l’Icomos. A questo punto si avvia una istruttoria tecnica che dura circa un anno e mezzo e prevede anche sopralluoghi e colloqui approfonditi con i proponenti e gli attori interessati.
Il giudizio. Nel luglio 2019 il giudizio finale per Padova. Ci sono 4 possibilità: l’iscrizione nella lista del Patrimonio mondiale, il rinvio per una parziale riformulazione della candidatura, il differimento con la richiesta allo Stato proponente di una completa rivisitazione del dossier, oppure infine la bocciatura che non consente di ripresentare la candidatura. Solitamente le candidature italiane non sono mai né bocciate né differite, proprio per il grado di preparazione del nostro Paese.
Il dossier. Elemento centrale di tutto il lavoro in corso è il dossier. Una prima bozza, provvisoria e incompleta, è stata consegnata a settembre a Franceschini. In queste settimane si sta lavorando al “piano di gestione” che va allegato al documento e che prevede anche la bigliettazione condivisa: ci sarà una “Urbs Picta card” che permetterà ai turisti di accedere agli otto siti della candidatura con un unico biglietto.
Il dossier definitivo dovrà essere presentato entro gennaio 2019: «Per noi questa candidatura è un grande motivo d’orgoglio. Padova deve volare alto – ha sottolineato il sindaco Giordani – E voglio ringraziare prima di tutto gli enti e la squadra che hanno lavorato e proseguiranno il progetto nei prossimi mesi».
La candidatura. Non solo Giotto e il capolavoro degli Scrovegni, Padova vuole raccontare al mondo un intero secolo: il ’300. Il secolo d’oro in cui i muri dei più importanti palazzi divennero il modo in cui diversi committenti celebrarono il prestigio della propria famiglia o la saldezza della propria fede religiosa.
I monumenti che, nell’insieme, formano il ciclo “Urbs Picta” sono otto, e si dividono in quattro aree: Scrovegni ed Eremitani (dove si trovano la Cappella degli Scrovegni e la chiesa degli Eremitani); l’area Piazze (con Palazzo della Ragione, Battistero del Duomo, Reggia Carrarese); la Cittadella Antoniana (Basilica del Santo, Oratorio di San Giorgio) e l’area del Castello Carrarese dove c’è l’Oratorio di San Michele.
Il nono sito. Proprio il Castello diventerà presto il nono sito della candidatura. Anche se ufficialmente non sarà nel circuito “Urbs Picta”. Ma proprio in vista della sua riapertura al pubblico, Colasio ha concordato con il Ministero una sorta di “appendice” che riconosca gli affreschi ritrovati recentemente in una sala del Castello. Sono i colori e i gonfaloni di Ludovico d'Ungheria, il sovrano alleato dei padovani contro Venezia. Un altro lascito della dinastia Carrarese.
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