A Padova ora si “accende” l’energia pulita delle stelle

Presentato “Spider”, che permetterà di avviare un reattore a fusione nucleare Ma saranno necessari ancora dei decenni per superare l’atomica radioattiva
MARIAN - PADOVA - AGENZIA BIANCHI -INAUGURAZIONE REATTORE SPIDER. BENARD BIGOT
MARIAN - PADOVA - AGENZIA BIANCHI -INAUGURAZIONE REATTORE SPIDER. BENARD BIGOT

«La città di Padova è un laboratorio orientato al futuro fin dai tempi di Galileo, e oggi ha accettato la sfida di riprodurre l’energia delle stelle in modo pulito e sicuro». Le parole di Bernard Bigot, direttore generale del progetto internazionale Iter, risuonano nell’immenso laboratorio di corso Stati Uniti, nell’area del Cnr, adattato per l’occasione a scenografico auditorium.

Alle spalle di Bigot c’è Spider, la sorgente di ioni negativi da tutti ribattezzato come “l’accendino” che permetterà di far avviare Iter, reattore a fusione nucleare che, se gli esperimenti avranno successo, spianerà la strada all’utilizzo quotidiano di questo tipo di energia.

Spider, insieme a Mitica, costituisce il cuore pulsante di un reattore in corso di costruzione poco fuori da un paesello francese, Cadarache, a pochi chilometri dalla più conosciuta Aix en Provence. Il reattore, chiamato Iter, entrerà in funzione tra una decina d’anni e sarà solo sperimentale: seguirà la costruzione di un altro reattore, Demo, che invece avrà la funzione di dimostrare la fattibilità dell’utilizzo industriale dell’energia da fusione.

La poderosa impresa, che nell’insieme vale 22 miliardi di euro, è sostenuta da Europa, Stati Uniti, Russia, India, Cina, Giappone e Korea. Sette partner che coprono mezza umanità e due terzi del prodotto interno lordo globale. E Padova, che alle spalle ha una lunga tradizione di studi ed oggi continua ad essere fucina di eccellenti ricercatori, è una sede privilegiata: perché se il reattore si trova in Francia, è altrettanto vero che in giro per il mondo ci sono una serie di cellule dove piano piano vengono costruite e testate le componenti di Iter. Poi, passata la fase di collaudo, queste parti saranno duplicate e inserite all’interno del reattore.

Padova ospita i due esperimenti più importanti, quelli che permettono di innescare l’intero meccanismo. Il quale, a sua volta, non fa che copiare, molto più in piccolo, i processi di fusione che avvengono sulle stelle, compreso il sole: per questo, Iter è stato ribattezzato come il “piccolo sole” che fra un po’ di tempo potrà risplendere di energia pulita e sicura.

L’inaugurazione di Spider, primo esperimento a partire, è un passo cruciale per l’intero consorzio, ed è stata celebrata con tutta la magnificenza del caso: oltre al direttore generale (il francese Bigot) erano presenti molti degli attori internazionali, ed ovviamente tutte le autorità cittadine. «Spesso» ha detto il sindaco, Sergio Giordani «mi chiedo cosa può fare un amministratore per sostenere lo sviluppo territoriale: oggi mi rispondo che sostenere progetti di eccellenza come questo deve essere un impegno prioritario».

«Ricordo che il primo a parlarmi di fusione» ha detto poi l’europarlamentare Flavio Zanonato «fu Giorgio Rostagni, professore della nostra università. Quella che inauguriamo oggi è una pietra miliare lungo la strada verso l’uso pacifico dell’energia nucleare, e siamo ansiosi di avere notizie sul funzionamento dell’intero reattore».

«Galileo» ha quindi concluso il rettore, Rosario Rizzuto «guardava il cielo per studiare le stelle. E forse sarebbe fiero di sapere che oggi, secoli dopo, proprio la città di Padova partecipa ad un programma che mira ad imitare le stelle, per produrre energia pulita. Conosco la complessità dell’organizzare un esperimento, ma so anche che c’è un momento magico per la scienza, ed è quando la sperimentazione parte».

Per rendere davvero magico quel momento, il team di Iter ce l’ha messa tutto: ad assistere alla cerimonia c’erano centinaia di ospiti da tutto il mondo. Sul palco coreografie suggestive, passi di danza e quartetto d’archi. L’enorme sala, al momento dell’inaugurazione, è stata investita di luci, che imitavano migliaia di piccole stelle. «Non possiamo sapere se tutto funzionerà come noi speriamo» ha concluso il professor Francesco Gnesotto, presidente del consorzio che riunisce tutti gli attori italiani del progetto Iter «e dei risultati beneficeranno, forse, i nostri nipoti. Ma non potevamo non tentare».

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