Parco, nel direttivo resta un solo sindaco

ESTE. Approvata nella tarda serata di martedì a palazzo Ferro Fini la nuova legge in materia di governance dei cinque parchi veneti: Colli Euganei, Lessinia, Dolomiti Ampezzane, Fiume Sile e Delta del Po. La proposta che mette mano alla gestione delle aree protette a 34 anni dalla vigente Legge Quadro, è passata a in consiglio regionale larga maggioranza tra le polemiche delle opposizioni che la ritengono una “legge monca”.
Il nodo focale che in aula ha scatenato l’ira delle minoranze, riguarda la nomina della governance che per la maggior parte dei componenti viene effettuata dalla giunta e dal presidente Luca Zaia. Per quanto riguarda i cinque componenti il Consiglio direttivo, ad esempio, il Governatore ne nomina tre compreso un sindaco mentre i rimanenti sono proposti dalla Comunità del parco. Quest’ultimi dovranno essere un agricoltore individuato dalle associazioni di categoria più rappresentative del settore primario e l’altro dalle associazioni ambientaliste. «Siamo soddisfatti di aver raggiunto con questa legge la semplificazione e la razionalizzazione della gestione, oltre che il controllo della spesa pubblica», afferma l’assessore regionale al Territorio e all’Ambiente, Cristiano Corazzari. «Uno dei risultati più importanti è che la normativa include i cinque parchi del Veneto in un sistema coerente e coordinato. Grazie alla discussione in aula consiliare e agli emendamenti accolti, il testo è stato ulteriormente migliorato, puntando a rendere più snelli ed efficaci gli strumenti operativi e gestionali degli Enti Parco nello svolgimento dei loro compiti, sia in termini di tutela ambientale che del patrimonio naturale, sia come risorsa economica».
Soddisfatta la Coldiretti che definisce la nuova legge «Un laboratorio di politica per il territorio». L’associazione che rappresenta il mondo agricolo canta vittoria soprattutto per essere riuscita a far passare la proposta di un imprenditore del settore all’interno del Consiglio d’amministrazione. «Si tratta di un’inversione di rotta, dove regolamenti vissuti finora come vincoli e divieti possono diventare opportunità ed esperienze di equilibrio, oltre che uno spazio di discussione a 360 gradi tra amministratori, tecnici e agricoltori», scrive in una nota Coldiretti Veneto. «È stata una scelta di civiltà e in questo quadro il Veneto è un banco di prova. La decisione della Regione vede la centralità dell’agricoltura nella scelta di chi sarà il consigliere nel direttivo del parco composto da cinque membri».
Gianni Biasetto
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