Don Luca Favarin: «Siate coerenti con il no ai profughi. Non fate il presepio»

Padova. Il prete degli ultimi lancia l’invettiva della sua pagina Facebook: «Basta con questo inutile teatrino delle statuette di Natale». Gli risponde Ostellari della Lega Nord: io lo faccio 

PADOVA.



«Quest’anno non fare il presepio credo sia il più evangelico dei segni. Non farlo per rispetto del Vangelo e dei suoi valori, non farlo per rispetto dei poveri». Don Luca Favarin esce allo scoperto su uno dei temi del momento nel Veneto che predica presepi e crocifissi ma che allo stesso tempo benedice i muri eretti. Il prete degli ultimi, che gestisce nove comunità tra città e provincia e aiuta 140 ragazzi africani, accende il dibattito con un post sulla sua pagina Facebook, la domenica mattina, il giorno della messa.

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Don Luca, cosa intende dire precisamente?

«Oggi fare il presepio è ipocrita. Il presepe è l’immagine di un profugo che cerca riparo e lo trova in una stalla. Esibire fior di statuette, facendosi magari il segno della croce davanti a Gesù bambino, quando poi nella vita di tutti i giorni si fa esattamente il contrario, ecco tutto questo lo trovo riprovevole».

Si riferisce all’accoglienza dei migranti?

«Il nuovo decreto sicurezza costringe le persone a dormire per strada, quindi l’Italia si è schierata per la “non accoglienza”. Poi però, in casa, tutti bravi a esibire le statuette accanto alla tavola imbandita, al caldo del termosifone acceso».

Una contraddizione forte, in effetti, nel Veneto che non perde occasione per ribadire la propria crociata in difesa del Natale, del presepio, del crocifisso.

«Ci vuole una coerenza umana e psicologica. Applaudire il decreto sicurezza di Salvini e mettere il presepio è schizofrenia pura. Come dire: accolgo Dio solo quando non puzza, non parla, non disturba. Lo straniero che vedo per strada, invece, non lo guardo e non lo voglio».

Dunque è questa la base del ragionamento che l’ha indotta a pubblicare su Facebook quel post così polemico?

«Credo che un Natale senza presepio sia più coerente con questa pagina volgare e infame della storia del nostro Paese. Il presepio non è una rappresentazione teatrale. I cristiani si rendono conto che rischiano di diventare dei teatranti? Va in scena il teatrino del Natale e poi si lascia morire la gente per strada. Vorrei ricordare a questi cristiani che ci sono migliaia di Gesù-bambino in giro per le strade, sotto i ponti».

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I migranti usciti dal programma di protezione?

«Ora sono tutti destinati a finire sulla strada, a spacciare, a morire, a dormire nelle stazioni. L’altra sera ero a Bologna, ne ho visti a decine. Ma lo stesso vale per Padova e sarà così per molte altre città d’Italia».

Lei è la testa e l’anima della Cooperativa Percorso Vita. Come si declina la sua attività?

«Noi facciamo accoglienza e inserimento nella società e nel mondo del lavoro. Abbiamo il ristorante Strada Facendo di via Chiesanuova, dove i ragazzi hanno imparato a stare in cucina e in sala. Poi c’è il bar di via San Crispino e anche lì lavorano dai 15 ai 18 ragazzi. Infine c’è tutto il ramo, per così dire, agricolo: gestiamo appezzamenti di terreni a Saccolongo e Padova, produciamo frutta e ortaggi, facciamo le marmellate».

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Lei è stato parroco a Busa di Vigonza, poi ha cambiato rotta e ha deciso di dedicarsi agli “ultimi”. Sempre lei, negli anni, ha ribadito più volte l’importanza di uscire dalle sacrestie.

«Io seguo per la Diocesi di Padova la tratta degli esseri umani e l’accoglienza dei migranti. Cerco di dare loro gli strumenti per farcela, per crearsi un futuro».

Certo, il problema dell’accoglienza è molto complesso. Quale pensa che sia la chiave per affrontarlo e soprattutto qual è la soluzione più efficace?

«Ho sempre detto che lo strumento migliore è la micro accoglienza. I risultati migliori li abbiamo ottenuti inserendo questi ragazzi nelle piccole comunità, insegnando loro un lavoro, accompagnandoli per mano in questo nostro mondo. Come si può pregare Dio e poi negare l’aiuto e chi ci implora?».




 

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