La diagnosi molecolare tra gli strumenti avanzati della ricerca pediatrica
“Quarant’anni fa si riusciva a salvare solo il 20% dei bambini malati di tumore. Oggi salviamo l’80% e questo grazie a uno sforzo di innovazione proprio in ambito biomedico”: a dirlo è Antonella Viola, professoressa di Patologia Generale all’Università di Padova e Direttrice scientifica dell’Istituto di Ricerca Pediatrica IRP di Città della Speranza di Padova. All’IRP innovazione e sviluppo sono imperativo categorico, il “tu devi” kantiano che spinge e motiva, anche moralmente, alla ricerca di quella “novità” che permetta pure a quel 20% di bambini che non ce la fa - e in Italia sono tra i 400 e i 450 all’anno - di essere salvato.
Riferimento nazionale per la diagnostica avanzata, IRP riceve ogni giorno da tutta Italia richieste di diagnosi “perché”, spiega Viola, “siamo i migliori”.
Diagnosi precise permettono di capire subito il grado di rischio della malattia di un bambino colpito da tumore, inserendolo quindi in un percorso terapeutico specifico per lui. Ma per raggiungere questi risultati ci vogliono le scoperte giuste, perché quelle classiche con questi pazienti non funzionano. L’Istituto sta lavorando per migliorare sempre di più la diagnosi molecolare: con analisi genetiche dettagliate, con la biopsia liquida, che permette di studiare le molecole nel sangue dei bambini, identificare i segnali che indicano la presenza di malattia e predire chi è a rischio e chi no.
Oggi tra le nuove risorse in mano ai clinici c’è l’immunoterapia, capace di armare le cellule del sistema immunitario contro i tumori. "Stiamo cercando un nuovo approccio terapeutico attraverso la creazione di Car-T - cellule del sistema immunitario geneticamente manipolate per renderle capaci di riconoscere i tumori e aggredirli - specifiche per pazienti pediatrici e combattere le leucemie mieloidi”. Per questo studio l’anno scorso IRP ha ricevuto da CdS 400 mila euro e quest’anno gli ha confermato la fiducia con tredici progetti finanziati, totale 2 milioni, per il biennio 2019/20. “Realtà come IRP, molto specializzate, sono la strategia vincente perché la competizione con i grossi centri internazionali è altissima”. E in un momento in cui il Ministero non dà risorse, specializzazione e Fondazioni sono cruciali per la ricerca. (s.p.)
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