Assistenza domiciliare gli infermieri in piazza contro il nuovo modello

Un modello inefficace per pazienti oncologici, terminali, fragili, costretti all’assistenza domiciliare. Così gli infermieri, sostenuti dal sindacato Adl Cobas, ieri sono scesi in piazza e hanno raccolto più di 200 firme per fermare l’applicazione della delibera regionale che interviene sull’organizzazione dell’assistenza infermieristica domiciliare, incidendo su tre momenti importanti: la pronta disponibilità notturna, i turni e i prelievi a domicilio.
cosa cambia
«Siamo sempre stati disponibili 24 ore su 24, anche nei giorni festivi. Andiamo a casa del paziente e sappiamo come intervenire. Togliendo la pronta disponibilità nelle ore notturne il paziente dovrà chiamare il 118, il che vuol dire sovraccarico del pronto soccorso e ricoveri impropri per pazienti oncologici e fragili. Ma anche non riuscire a garantire dignità nel momento della morte», spiega Maria Antonietta Ponchia, infermiera a domicilio. «Vogliono cambiare i turni di lavoro, dalle 7 alle 14 e dalle 14 alle 21, quando si sa che dopo le 19 i pazienti vanno a letto. Ma così non si dà continuità temporale nella relazione con il paziente e la famiglia, che si vedranno cambiare ogni giorno operatori. Vogliono poi dare in appalto a una cooperativa l’attività dei prelievi domiciliari, che diventeranno mere prestazioni quando adesso per gli operatori sono momenti di osservazione e rilevamento dei bisogni del paziente».
un modello da copiare
Quello che auspicavano gli infermieri era che il modello padovano, ritenuto virtuoso, fosse adottato dalla Regione per uniformare l’assistenza. «I pazienti sono i primi a essere preoccupati di questo cambiamento, tanto che si stanno mobilitando. Un giovane malato di Sla ha già scritto una mail al sindaco Giordani e chiesto un’audizione al consigliere regionale Boron».
«assurdo»
Sulla questione interviene anche Romualdo Zoccali, palliativista dell’Usl 6: «Sospendere l’assistenza domiciliare notturna è assurdo. Viene meno lo stretto rapporto che si crea con i pazienti fragili o anziani o terminali, che con gli infermieri hanno un rapporto di empatia, fiducia, molto spesso superiore a quello che hanno con il proprio medico». —
Alice Ferretti
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