Nascose soldati inglesi rischiando la vita Dopo 70 anni il “grazie”

PONTE SAN NICOLò. Dopo oltre 70 anni di pace riemergono storie di coraggio e di eroismo che illuminarono, anche a Padova, i giorni così oscuri della guerra. Il 13 aprile a Ponte San Nicolò, grazie all’Anpi, le figlie di un soldato inglese allora fuggito dal campo di lavoro di Ponte San Nicolò, hanno incontrato i discendenti di quel Gino Marzotto che salvò la vita di loro padre, Jim Ayers, e di un altro soldato, di nome Victor Gilchrist. Il campo di lavoro, che rinchiudeva una cinquantina di soldati, si trovava sui terreni di proprietà della famiglia Montesi, in via san Martino e Solferino, che da Rio si uniscono alla zona artigianale di Roncajette, ed era uno dei diciotto campi distaccati dal campo di prigionia principale PG 120 di Chiesanuova. Dopo l’8 settembre 1943 Jim Ayers riuscì a fuggire assieme a Victor Gilchrist, rifugiandosi a Pozzoveggiani nella casa di Gino Marzotto. L’eroismo del padovano fu tale che Marzotto, seppur prelevato durante un rastrellamento da parte dei fascisti, non rivelò il nascondiglio dei due inglesi nonostante il pestaggio a cui fu sottoposto. A Ponte San Nicolò sono venute a portare la loro testimonianza le figlie di Jim, Fiona e Gabrielle, e il marito di quest’ultima, Brian. Nel corso della giornata oltre a un pranzo organizzato dall’Anpi con membri e discendenti della famiglia Marzotto, le due sorelle inglesi hanno potuto visitare i luoghi della prigionia del padre. «La giornata, emozionante e carica di significato per la cittadinanza e il nostro territorio» raccontano Massimo Michielotto ed Emanuele Martino dell’Anpi sannicolese, «si è conclusa con una cerimonia di riconoscimento per la famiglia Marzotto e per le figlie di Jim Ayers alla presenza di rappresentanti dei comuni di Padova e Ponte san Nicolò». All’incontro nel centro civico Rigoni Stern, al quale hanno preso parte oltre 150 persone, l’Anpi sannicolese ha presentato i primi risultati del suo gruppo di lavoro, impegnato in una ricerca tutt’ora in corso per individuare a Ponte San Nicolò le famiglie che, a rischio della vita, scelsero di nascondere a casa propria i soldati alleati. «Lo storico Roger Absalom l’ha definita questa “una storia scritta sull’acqua”, poichè molti documenti e testimonianze sono a oggi perse», spiegano dall’Anpi, più che mai impegnata a consegnare queste memorie alla storia prima che vengano smarrite per sempre. —
Andrea Canton
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