«Lirica da ripensare, noi siamo disponibili»

Beltotto: «Il Verdi ha spazio per tutti, ma servono fantasia e professionalità per un circuito diverso da Venezia e Verona»



Lo incrociamo alla Campionaria del Centenario perché il Teatro Stabile ha portato in Fiera un’anteprima di 1919, un reading in cui Marcello Veneziani racconta un “anno memorabile”, e non solo per Padova. Giampiero Beltotto, presidente dell’ente gestore del Verdi, però del costo eccessivo della stagione lirica non vorrebbe parlare. «Davvero non ho seguito la polemica», afferma. «Riguarda i soldi? Il Comune è libero di spenderli come vuole, perché lo fa negli spazi in cui è impresario. Avete scritto di un costo di 107 euro a spettatore, ma solo se il teatro è tutto esaurito. E non mi pare che sia così. Ma davvero, sulla lirica non ho nulla da dire: la gestisce direttamente il Comune».

Il direttore della stagione lirica Federico Faggion dice che in realtà ci sono posti vuoti con la prosa: è così? «Faggion chi?», risponde Beltotto. «Non lo conosco, non conosco il suo curriculum, non so chi sia. Penso di averlo incontrato una volta sola ma è stato sempre zitto. Non ho letto la sua intervista quindi non posso rispondere».

Insistiamo: la stagione di prosa è o no seguita dai padovani? «Dunque, se vogliamo parlare del teatro dal punto di vista del concessionario sono più che disponibile», è la prima apertura. «La prima cosa da dire è che i risultati di pubblico per prosa e danza sono straordinari. Sono i migliori d’Italia. Chiunque dica che non c’è pubblico o è cieco o è incompetente».

Resta un problema di sovrapposizione, il Don Giovanni è programmato proprio nel periodo di Natale: «Ho fatto presente all’assessore Colasio che questo ci porta via 70 mila euro di incasso», chiarisce Beltotto. «Ma il Comune con i suoi soldi fa quello che vuole. Anzi, aggiungo una cosa: Giordani è il miglior “padrone” che un concessionario possa avere. È un sindaco che viene alle prove dei nostri ragazzi, perché lo Stabile ha la scuola più importante dopo quella del Piccolo di Milano».

Resta il problema: Milano ha tanti luoghi per la cultura, Padova solo il Verdi. Un teatro basta? «Questa è una sciocchezza sesquipedale», taglia corto il presidente dello Stabile. «Il teatro ha spazio per tutto. Il problema è come si riempie. Quindi senza fare polemiche o muovere alcuna critica, penso che lo spazio per la lirica a Padova possa essere gestito in modo diverso».

Difficile però immaginare una lirica senza la Turandot o il Don Giovanni: «In Italia facciamo al massimo 12 opere, ne potremmo mettere in scena almeno 450. Certo bisogna conoscerle», spiega. «E lavorare di fantasia e professionalità per costruire un circuito diverso da quello già occupato da Venezia e Verona».

Potrebbe occuparsene lo Stabile? «Abbiamo tutti i titoli per farlo», è la risposta. «Anzi, auspico che con l’assessore Colasio, il cui lavoro stimo moltissimo, si costruiscano le condizioni operative». —

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova