Truffa dell’energia, le menti nel Padovano e nella Marca

Nell’ordinanza sono state ricostruite centinaia di false fatturazioni per interventi di efficientamento energetico. Ai domiciliari una ex consigliera di Pontelongo
MALAGOLI CONSIGLIO COMUNALE PONTELONGO cons franchin mara MALAGOLI CONSIGLIO COMUNALE PONTELONGO
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La Procura è convinta di aver individuato tra la Marca e la provincia di Padova le menti della maxi truffa da mezzo miliardo di euro nel settore dell’energia pulita scoperto dalla Guardia di Finanza. I due arresti effettuati a inizio agosto, a Oderzo e Conegliano, e i tre effettuati nei giorni scorsi, a Treviso, Ponzano e a Pontelongo, in provincia di Padova, sarebbero la prova che la truffa ha soprattutto profonde radici trevigiane. Questo nonostante l’ufficio del gip del tribunale di Treviso non abbia ravvisato gli estremi anche per contestare l’associazione a delinquere. Con ogni probabilità gli avvocati degli indagati giocheranno la corta della competenza territoriale ma la Procura è convinta che il cuore del sistema sia la Marca.

Gli investigatori della Guardia di Finanza, coordinati dal sostituto procuratore Davide Romanelli, ritengono di aver intercettato centinaia e centinaia di false attestazioni, prodotte dalle E. S. Co. (Energy Saving Company) degli indagati, tra cui la quarantenne padovana Mara Franchin (ex consigliera comunale di Pontelongo), presentate al Gestore dei Servizi Energetici (un organo del Ministero dell’Economia e delle Finanze) con le quali affermavano di aver eseguito interventi di efficientamento energetico, consistenti principalmente nella sostituzione di vetri semplici con doppi vetri, isolamento di pareti e coperture per il riscaldamento o raffrescamento di involucri edilizi. In tal modo maturavano il diritto al rilascio di Titoli di Efficienza Energetica (i “certificati bianchi”), rappresentativi, in sostanza, di un contributo pubblico strutturato volto ad incentivare la riduzione dei consumi di energia. La negoziazione di questi titoli sul mercato regolato dall’apposito Gestore (GME) ha garantito ai soggetti indagati il conseguimento di un indebito profitto pari a circa centodieci milioni di euro. Si tratta solo di una parte dell’importo, stimato in oltre cinquecento milioni di euro, che gli indagati avrebbero potuto monetizzare negli anni successivi.

Le quindici “Energy Saving Company”, sequestrate dalle fiamme gialle, avevano sede: due a Treviso, due a Torino, una a Padova, Frosinone, Milano, Pordenone, Catanzaro, Cuneo, Parma, Potenza, Roma, Cosenza e Vercelli.

«La posizione di Mara Franchin in questa vicenda è tutta da chiarire» ha spiegato il suo avvocato Angelo Andreatta, «dalle informazioni in mio possesso e dai dati di cui dispongo al momento attuale posso solo dire che ci sono i presupposti che giustificano la richiesta del riesame. L’indagine è ancora in corso ed è tutto da verificare il ruolo della signora in questa vicenda e mi riservo di analizzare i documenti prima di aggiungere altro».

Tutti gli indagati, tra i quali Roberto Impedovo di Treviso e Paolo Freda di Ponzano, sono in attesa che vengano fissati gli interrogatori per stabilire quale linea adottare. –



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