Piano regolatore, l’archistar Stefano Boeri si candida a disegnare la Padova del futuro

Il progettista milanese tra i partecipanti al bando del Comune. Parole chiave: sostenibilità e stop al consumo di suolo



Potrebbe esserci la visione e lo sguardo di Stefano Boeri nel disegno della Padova del futuro. C’è anche l’architetto milanese, il creatore del “Bosco verticale”, tra i nomi dei quattro gruppi che hanno presentato offerte per il bando, pubblicato dal Comune, per trovare il Piccinato 2020. L’occasione nasce dalla necessità di riscrivere il Piano degli Interventi, cioè lo strumento urbanistico che ha sostituito il piano regolatore: «Vogliamo dare indicazioni chiare sul consumo di suolo e la centralità delle tematiche ecologiche. Bene che i migliori professionisti si candidino a immaginare il futuro del nostro territorio», sottolinea il vicesindaco Arturo Lorenzoni.

LA Città sostenibilE

Sostenibilità sarà la parola chiave del futuro di Padova, almeno secondo le indicazioni che arrivano dall’amministrazione comunale. L’amministrazione ha dato 8 obiettivi precisi per il nuovo piano. Eccoli: promozione dell’inclusione sociale, rigenerazione dello spazio costruito, arresto del consumo di suolo, promozione dello sviluppo economico, ruolo decisivo della mobilità sostenibile, centralità delle tematiche ecologiche e ambientali, perequazione urbanistica, e partecipazione.

«Sulla base delle proposte migliori che arriveranno per un metodo di lavoro che ci aiuti a completare il piano sarà scelto il gruppo vincitore del bando – anticipa Lorenzoni – Abbiamo bisogno di idee nuove e ambiziose. Siamo tra i pochi comuni in Italia ad aver messo in piedi questo lavoro». L’incarico di consulenza sarà pagato in totale 587 mila euro.

I quattro partecipanti

All’appello di Palazzo Moroni hanno dunque risposto quattro gruppi, ognuno formato da diversi professionisti. Quello che vede in campo anche Stefano Boeri (o meglio il suo studio di architettura) comprende anche lo studio bolognese Mate (che ha acquisito la trevigiana Veneto Progetti), l’avvocato Gualanti, la Trt srl, lo studio Silva e l’architetto Stanghellini.

C’è poi il gruppo guidato dalla società milanese Foa, che ha raccolto l’eredità di Federico Oliva, in partnership con altri studi come il Giotto, creato da Giancarlo Ghinello e Francesco Calgaro, con sede a Rubano, e gli studi Adastra, Smsr, H&A e Vie.

Una proposta è arrivata anche dal gruppo guidato dalla Sistema dell’urbanista veneziano Francesco Sbetti. Ne fanno parte anche l’ingegner Mauro Benozzi, Simone Barbieri, lo studio di Roberto D’Agostino, studio architetti Benevolo, lo studio legale Calegari Creuso Lago, Lorenzo Benvenutie l’archistudio di Fantin e Pangrazi.

Infine l’ultimo raggruppamento è guidato dallo studio dell’urbanista romano Francesco Karrer, che ha messo insieme anche l’architetto Valentina Antoniucci, lo studio di ingegneria Crosara e Ballarini, Abitat Sistemi informativi territoriali, Bioprogramm, Antonio Buggin, e lo studio Benetti Ciscato Magaraggia e associati.

zero nuove costruzioni

«Redigere un Piano degli interventi non significa solamente costruire uno strumento urbanistico, significa ridisegnare l’evoluzione urbanistica della città alla luce dei dati reali dell’ultimo decennio, che dicono che la popolazione di Padova non cresce ma è stabile e tende a invecchiare – spiega Lorenzoni – Non abbiamo quindi bisogno di nuove costruzioni, ma di valorizzare e riqualificare quanto già costruito».

Uno degli obiettivi è l’edilizia a bilancio zero, cioè si consentiranno nuove costruzioni solo con l’abbattimento di pari volumetria. In più si ridurrà la durata dei futuri piani urbanistici: da 10 a 5 anni. «Quello che serve è restituire ai cittadini quegli spazi “vuoti”, liberi dal cemento, per le attività ricreative e per aumentare la qualità della vita. In questo modo Padova potrà rimanere un riferimento nazionale e internazionale sul piano culturale e sociale, soprattutto per i giovani», conclude Lorenzoni. —

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