La Lega spegne l’Etnofilmfest «Poco interesse tra i cittadini»
MONSELICE. L’amministrazione di Giorgia Bedin non vuole finanziare l’Etnofilmfest, l’appuntamento internazionale che da dodici anni porta a Monselice le eccellenze del documentario etnografico e personaggi di fama mondiale. «La nuova giunta ha deciso di non mettere il festival di Fabio Gemo nel pacchetto degli eventi della cittadina per la prossima estate», commenta il sindaco Bedin, «ci sono una serie di motivi, tra cui il poco riscontro che aveva tra la cittadinanza, rispetto al suo costo. La popolazione ed il territorio erano poco coinvolti nell’iniziativa».
La valutazione sta in merito all’impegno economico richiesto e considerato dall’amministrazione a trazione leghista, poco “coinvolgente” rispetto alla spesa. Si tratta di un festival che ha portato nella cittadina murata nomi come quelli di Luigi Di Gianni, Cecilia Mangini, Francesco De Melis, Antonio Marazzi, Alejandro Jodorowski, Eugenio Barba, Paul Hockings, Umberto Galimberti, Vittorino Andreoli, Silvano Agosti, Ferdinando Camon, solo per citarne alcuni.
A fronte di un impegno di spesa di circa 20 mila euro, il vice sindaco Andrea Parolo ha proposto al direttore Fabio Gemo un contributo di 5000 euro. «Sono semplicemente sorpreso. Sorpreso che dopo un lungo investimento nel territorio si decida di chiudere così, con un colloquio veloce» commenta il regista Gemo «senza alcun tentativo di trovare una soluzione. La risposta scontata è che non ci sono fondi ma, lavorando da più di trent’anni con amministrazioni di ogni colore e in diverse città, so bene che prima di tutto viene la volontà di realizzare un progetto, poi si trovano i fondi».
Molti amici di Gemo gli avevano sconsigliato di intraprendere questa avventura a Monselice «ma io ho sempre creduto che le cose si possano realizzare non solo in grandi città come Milano o Roma. Ci sono piccole realtà sparse nel nostro paese che ospitano manifestazioni di interesse internazionale, una per tutte Santarcangelo di Romagna che ospita il più importante festival nazionale di teatro da decenni».
Monselice quindi perderà l’Etnofilmfest, che per il tredicesimo anno avrebbe acceso i riflettori nazionali sulla città e portato un pubblico numeroso da fuori porta. «È l’unico festival nazionale dedicato al documentario etnografico e negli ultimi anni si è fatto conoscere e apprezzare da università, centri di ricerca e studiosi di tutto il mondo» conclude Gemo.
La cittadinanza ora si chiede quali saranno le manifestazioni di rilievo culturale che l’amministrazione intende proporre al suo posto, dato che ha rinnegato uno dei più interessanti festival italiani, che troverà di certo un’altra città ed amministrazione interessata, che capirà subito l’importanza della cultura, quella che dà vero valore al territorio e non solo visibilità politica, come ormai i politici e le amministrazioni sono soliti cercare. —
Giada Zandonà
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