Era un partigiano padovano il “papà” della Prandina

L’ex caserma Prandina oggi è al centro del dibattito pubblico per il futuro ancora incerto sull’utilizzo dell’area. Un parcheggio? Un parco? La sede di associazioni? O un po’ di tutto questo? Lo vedremo presto, probabilmente tra meno di un mese, quando lo scambio con gli spazi di via Anelli dovrebbe essere ufficialmente formalizzato. Ma mentre si discute molto del suo destino della ex caserma in via Orsini, probabilmente in pochi sanno chi fosse Giacomo Prandina, a cui il presidio militare è stata intitolato. A risolvere l’enigma ci penserà l’Anpi che con l’associazione Amici della ex Prandina ha organizzato per questa sera alle 20.45 un convegno sul tema nella Casetta Cavalleggeri di Corso Milano. Prandina, originario di S. Pietro in Gu, cattolico fervente, laureato in Ingegneria Elettrotecnica a Padova e specializzato in Ingegneria Aeronautica a Torino, è sempre stato apprezzato dai resistenti di qualsiasi provenienza politica per la sua capacità di mediare fra le diverse posizioni e organizzazioni politiche presenti all’interno delle formazioni partigiane, in nome del comune intento di liberazione dal nazi-fascismo. Catturato dell’ottobre del’44 e deportato a Mauthausen, morì di maltrattamenti e stenti a Gusen 2, sotto-campo di lavoro di Mauthausen, il 13 marzo 1945 poco prima della fine della guerra. —
LU. PRE.
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