Il Vinitaly rinviato a giugno «Scommessa sulla ripresa»

Il presidente di VeronaFiere Danese: «Così potremo rilanciare il Made in Italy» Lunelli: «Scelta saggia». Moretti Polegato: «Sarebbero arrivati pochi stranieri»
Un momento dell'inaugurazione di Vinitaly 2019, Verona, 7 aprile 2019. ANSA/MAURILIO BOLDRINI
Un momento dell'inaugurazione di Vinitaly 2019, Verona, 7 aprile 2019. ANSA/MAURILIO BOLDRINI



Il Vinitaly si arrende (temporaneamente) al coronavirus. Il celebre salone mondiale del vino, 4600 espositori, 125 mila visitatori, 40 nazioni presenti, 48 mila operatori da 145 paesi, ha dovuto seguire la medesima ratio già attuata dal Mido, il Salone del Mobile e Cosmoprof. Il cigno nero del 2020, l’evento raro e imprevedibile che genera instabilità sistemica, il coronavirus, ha costretto a rimandare al 14 - 17 di giugno.

Una decisione, spiega una fonte di VeronaFiere, che si lega anche alle politiche attuata da molte compagnie aeree di chiudere i voli verso l’Italia. Gli Stati Uniti, ricorda la stessa fonte, hanno inserito il nostro paese al livello 4, (il massimo di allerta, «non viaggiare»). Di fronte a questa evidenza pensare di mantenere le date, programmate dal 19 al 22 aprile e riconfermate orgogliosamente la settimana scorsa, non è più stato possibile. Anche «in considerazione della rapida evoluzione della situazione internazionale che genera evidenti difficoltà a tutte le attività fieristiche a livello continentale» ha detto Giovanni Mantovani, direttore generale della società fieristica veronese in chiusura del cda, riunitosi ieri. «Vinitaly, insieme ad OperaWine – ha proseguito il direttore generale –, si svolgerà quindi in un contesto temporale in cui grandi eccellenze del made in Italy, quali Cosmoprof e Salone del mobile, per esempio, avranno il compito di rilanciare con forza l’attenzione dei mercati internazionali e l’immagine dell’Italia».

La coincidenza a giugno di più eventi del Made in Italy, spostati a causa del coronavirus, spiega Maurizio Danese, presidente di Veronafiere – «è un segnale che il made in Italy scommette su una pronta ripresa economica nei settori chiave del sistema-Paese». Gli ha fatto eco il presidente di Ice Carlo Ferro: «Tre grandi eventi dell’eccellenza italiana - in settori che generano quasi 25 miliardi di export - concentrati nel mese di giugno si presentano come un grande appuntamento per il rilancio».

I big del vino italiano hanno accolto concordi e compatti la decisione. «Una risoluzione saggia» la definisce Matteo Bruno Lunelli, ceo di Cantine Ferrari e anche numero uno di Altagamma. «La società civile è impegnata a chiedere di evitare situazioni di aggregazione per ridurre la velocità di propagazione del virus. Se fosse stato mantenuto ad aprile la data sarebbe stata troppo a ridosso e comunque gli stranieri non viaggiano in Italia e quindi per noi avrebbe avuto poco senso. Si farà a giugno in concomitanza del Salone del Mobile, per noi sarà un poco scomodo perché siamo anche a Milano, ma credo che la decisione sia stata presa per dimostrare la reazione del nostro Made in Italy. Per dimostrare la reazione del Paese a questo momento temporaneo di difficoltà».

Giancarlo Moretti Polegato, presidente di Villa Sandi, ribadisce: «Presa una decisione corretta. Ero preoccupato all’idea di un Vinitaly confermato per il mese di aprile con possibili problemi sanitari e il rischio di poca affluenza negli stand, soprattutto di operatori provenienti dall’estero. Questo ritardo non cambia di molto l’andamento delle aziende del settore»: e chiude con un augurio: «Speriamo che Vinitaly possa confermarsi come la più bella festa del vino per operatori, ristoratori e appassionati».

Dal canto suo Sandro Boscaini, presidente di Masi, ha rimarcato: «Occorre dare un messaggio forte al Paese». Sperando in un «corale rilancio dell’immagine positiva che merita il made in Italy». —



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