Il questore di Padova teme infiltrazioni nel fronte delle proteste pacifiche contro il dpcm

PADOVA. «Quanto successo in altre piazze italiane non va sottovalutato. Non siamo in allarme, ma dobbiamo stare attenti». La tensione sociale che sta attraversando tutta la penisola passa anche attraverso gli uffici di pubblica sicurezza, chiamati a vigilare sui possibili episodi di violenza e rabbia che rischiano di entrare nell’agenda quotidiana. Chiamati anche a monitorare – le cronache di queste ore lo confermano – le possibili infiltrazioni (e con queste anche le probabili derive) di forze di estrema destra, ultras, centri sociali nelle legittime forme di dissenso di cittadini e lavoratori. Ne è consapevole il questore di Padova, Isabella Fusiello.
Dottoressa Fusiello, c’è il timore di vedere anche a Padova scene come quelle di Torino e Milano?
«Quanto avvenuto in alcune piazze italiane non va sottovalutato. A Padova non siamo in allarme, ma occorre stare attenti. Padova è una piazza tranquilla, ma non possiamo escludere altri scenari. Abbiamo sentori di possibili “infiltrazioni”? Anche in questo caso mi limito a dire che siamo molto attenti».
Le prime piazze padovane si sono già mobilitate, o lo faranno nelle prossime ore, per esprimere il dissenso al recente Dpcm.
«Lo comprendiamo. Comprendiamo soprattutto i disagi che un imprenditore deve vivere in questo momento. Manifestare è un diritto. Qualsiasi strada si prenda, tuttavia, lo si faccia nel binario della legalità».
Scendere in piazza è un’azione che percorre quel binario?
«Lo ripeto, la libertà di manifestare è un principio intoccabile. Però in questo momento lo si deve fare con la massima attenzione. Un esempio? Evitiamo le manifestazioni estemporanee convocate via web, che non permettono alle autorità di poter avere interlocutori chiari, di individuare gli organizzatori, di poter indicare regole di sicurezza. Sono situazioni che possono creare difficoltà e che dunque vanno evitate».
Eppure è proprio così che molte piazze padovane si stanno organizzando: un messaggio sui social, un orario, un luogo e – spesso – l’invito a rispettare le regole di prevenzione Covid.
«Preferisco pensare che si possa cercare un’interlocuzione con l’autorità attraverso altre vie rispetto agli annunci su Facebook. In questo senso, il Prefetto - che è massimo referente governativo nel territorio - non è mai venuto meno a questa disponibilità. Io stessa arrivo, qualche minuto fa, da un confronto in streaming con le associazioni di categoria. Il dialogo con le istituzioni attraverso le rappresentanze resta sempre la via migliore. Lo è a maggior ragione guardando a quegli scontri che hanno riempito le cronache di queste ore: l’attenzione è virata dalle legittime posizioni di cittadini e lavoratori verso la violenza, delegittimando le proteste stesse. Siamo qui a proteggere e tutelare i cittadini, non i delinquenti». –
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