Un “gemello digitale” per l’Oratorio di San Giorgio Ieri iniziati i rilievi al Santo

L’iniziativa
Un modello digitale per preservare e studiare l’Oratorio di San Giorgio, reso possibile grazie a una scansione tridimensionale in grado di tradurre e riprodurre in bit una copia esatta della struttura. Grazie all’utilizzo delle metodologie di geomapping ad alta precisione dell’azienda “Geolander.it”, la Veneranda Arca di Sant’Antonio promuoverà la realizzazione del «digital twin» (gemello digitale) dell’oratorio di piazza del Santo, voluto nel 1377 dal marchese Raimondino dei Lupi di Soragna – guerriero e diplomatico al servizio della Signoria padovana – come cappella sepolcrale della famiglia. Il «gemello digitale» rappresenterà l’edificio storico in ogni suo elemento dando la possibilità di fruire nel tempo dei dati raccolti in modo da mantenere immutata la sua identità originaria. «La realizzazione del modello digitale – spiega Emanuele Tessari, presidente capo della Veneranda Arca – non solo fornirà un prezioso strumento di conservazione e studio dell’edificio, mettendo a disposizione di esperti, studiosi e ricercatori i dati georeferenziati del bene, ma sarà anche un importante strumento per la sua promozione e valorizzazione, consentendo ai visitatori virtuali di entrare al suo interno e goderne della sua magnifica bellezza».
Il lavoro prevede una prima fase di rilievo, che vedrà l’utilizzo di tecnologie di fotogrammetria digitale ad alta definizione e rilevazione laser scanner, dalle quali saranno ricavate le cosiddette nuvole di punti. A partire dall’elaborazione e fusione dei dati raccolti verrà poi ricostruito digitalmente l’edificio, arrivando alla realizzazione del modello digitale gemello nella sua interezza.
Il progetto rientra nelle azioni promosse nell’ambito del comitato di pilotaggio dei siti affrescati del Trecento, ora inseriti nella World Heritage List dell’Unesco. La Veneranda Arca aveva già promosso, con il sostegno della Fondazione Cariparo e di iGuzzini, l’installazione di un nuovo sistema di illuminazione per gli affreschi di Altichiero da Zevio. Riportati alla luce nel 1837, gli affreschi sono stati oggetti di un importante restauro tra il 1995 e il 1997. —
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