Nordest zavorrato dal Sud che non cresce
Studio Fondazione Edison: per la locomotiva vagoni troppo pesanti
VENEZIA. C’era una volta, negli anni Settanta, la questione meridionale. Oggi, più di trenta anni dopo, la sua mancata risoluzione ha prodotto l’opposto: il nascere di una questione settentrionale. Ma il problema in tutto questo tempo è sempre rimasto lo stesso: la drammatica spaccatura a metà del Paese e dell’economia italiana. Una divisione che, invece di ridursi, aumenta con gli anni. E quel che è peggio rischia, se non risolta, di mettere il piombo, all’Italia nel suo insieme e di tenerne a freno lo sviluppo. Perché Nord e Centro continuano a crescere, anche se è inevitabile che i tassi di sviluppo si ridurranno, mentre il Sud resta fermo.
Nordest e Nordovest dell’Italia hanno ormai un reddito pro capite, misurato in termini di parità di potere d’acquisto, che in Europa supera tutti i paesi europei, a partire dal Regno Unito per arrivare alla Francia, passando per la Germania. È uno sviluppo che è cresciuto soprattutto per la forza dell’industria manifatturiera: ogni abitante di Padova esporta in media 7.561 euro, cifra che si raddoppia per i vicentini e che sale a 10.990 a testa per i trevigiani. Nel Sud si fa fatica ad arrivare a 3.000 euro pro capite con voragini come le province calabre dove l’export è nullo. Anche il Centro ancora regge nella classifica dei primi paesi Europei per reddito pro capite. È prima, nella classifica, di Svezia, Germania, Finlandia e Spagna. Ma il Sud ha un reddito pro capite inferiore di molto al Portogallo e alla Grecia.
A porre a confronto dati e sviluppo di quest’Italia spaccata a metà è un’indagine della Fondazione Edison, guidata da Marco Fortis, battagliero sostenitore della funzione propulsiva dei distretti industriali e dell’Italia manifatturiera. È un’indagine tesa non tanto a mostrare che il Nord ha la forza di fare da sé, quanto a mettere in rilievo che la vera minaccia per lo sviluppo italiano non è tanto la fragilità dell’industria manifatturiera, tema che ha monopolizzato finora il dibattito, quanto la spaccatura a metà del Paese tra due pezzi sempre più distanti a un livello tale che non trova somiglianza in nessuna regione europea.
L’Italia dunque, dice Fortis, è uno dei Paesi dove la ricchezza è più diffusa: oltre 24 milioni di italiani residenti nelle sette regioni del Nord e del Centro hanno un reddito pro capite superiore del 25% quello medio Ue. Se si fanno i conti di popolazione e reddito nel suo complesso, questa zona equivaleva in termini di numerosità e di ricchezza diffusa, a due volte la somma dei tre Paesi scandinavi aderenti alla Ue. E infatti, dice la ricerca, ben il 42% degli italiani ha un reddito superiore del 25% alla media Ue contro il 29% dei tedeschi, il 24% degli inglesi, il 20% degli spagnoli e il 18% dei francesi.
Ma nel Sud e nelle isole il Pil pro capite è inferiore a Grecia e Portogallo. In altri termini il Mezzogiorno d’Italia, avendo una popolazione di 20 milioni di persone, costituisce, in Europa, una gigantesca area a basso reddito quasi uguale a quella di Grecia e Portogallo, che hanno più o meno la stessa popolazione. «Tenuto conto di ciò - dice Fortis - appare miracoloso il fatto che il differenziale tra l’Italia e gli altri paesi sia rimasto finora contenuto. Purtroppo, però, le distanze sono aumentate perché l’apporto del Sud alla crescita è diminuito negli ultimi anni: nel 2006 lo sviluppo dell’Italia è stato generato per l’82% dal Centro Nord».
I distretti del Nordest, ad esempio, hanno aumentato nel 2006 del 5,7% le loro esportazioni, nel Nordovest, sul quale incide la ripresa della Fiat, la crescita è stata dell’8,3%. Nel Sud, invece, i distretti hanno diminuito del 10% le loro esportazioni, colpiti, soprattutto, dalla debolezza di fronte alla concorrenza cinese. Un dato che ne rende drammatico un altro che è la dipendenza dello sviluppo del Sud dai servizi pubblici, che si tratti di pubblica amministrazione, di istruzione o di sanità. Anche il settore del turismo, infatti, è poco o mal sviluppato nonostante l’occasione che potrebbe rappresentare per il Sud: in testa ai dati sulla permanenza dei turisti nelle regioni ci sono città del Nord (anche escludendo le città d’arte».
«L’Italia cresce poco - dice Fortis - non perché sia troppo manifatturiera o abbia troppo poco terziario, ma perché il suo terziario in generale è fatto di troppa burocrazia e troppi sprechi. Soprattutto al Sud, dove non si riesce a fare decollare un turismo degno delle straordinarie risorse paesaggistiche, culturali e gastronomiche del nostro meraviglioso Meridione». Sembrerebbe questa la sfida dei prossimi anni: o si vince o l’Italia rischia di restare ferma nell’affanno. Con un Nord straricco che prima o poi rallenterà e un Sud sempre più distante e povero.
Argomenti:economia
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