Stangata nei bar, acqua e bibite a peso d’oro
Una somma giornaliera che, moltiplicata per 30 giorni, tocca i 69 euro e non tutti i padovani possono permetterseli nel proprio bilancio familiare. Il nuovo listino dei prezzi massimi applicabili nei 2.700 caffè, bar e pasticcerie di città e provincia di Padova, è stato presentato ufficialmente ieri dai vertici dell’Appe guidata dal presidente Erminio Alajmo e dal segretario Angelo Luni. Un aumento dei prezzi che confermerebbe la città del Santo fra le più care. Ma i due portavoce dell’associazione degli esercenti, che raggruppa oltre 600 locali in città, non sono per nulla d’accordo. «Va subito detto - spiega Erminio Alajmo - che da cinque anni l’Appe non aggiornava il listino prezzi; inoltre Padova non è assolutamente tra le città più care d’Italia, visto che ha prezzi al bar in perfetta linea con quelli registrati nelle principali città italiane». Gli si portano degli esempi concreti, come un caffè pagato 0,80 centesimi il giorno di ferragosto in un bar in via della Conciliazione a Roma, a due passi quindi da San Pietro. Niente da fare, Alajmo resta della sua opinione: Padova non è cara. «Se poi però qualcuno va a fare colazione da Graziati - marca i toni il presidente - è giusto che la tazzina la paghi un euro. Là il servizio è Doc, ed è giusto riconoscerlo». Sacrosanto.
Ineccepibile. A guardare però la lista della nuova tariffazione al bar, i cui ultimi aumenti portavano la data dell’aprile 2002, l’occhio cade sulla voce «Tè, camomilla, infusi in teiera». Ebbene un tè al bar da oggi potrà arrivare a costare 2 euro e 20 centesimi. Ma come, così tanto per una tazza di acqua calda e una bustina di tè? «I consumatori devono capire - dice il segretario Angelo Luni - che il bar non è un negozio di generi alimentari. Il ricarico sui pubblici esercizi non va fatto sulla materia prima, ma sul servizio offerto. E quindi sono tutti servizi che costano». I nuovi rincari non saranno subito messi in atto, e anche dove ciò accadrà (assicurano all’Appe in via Savelli) sarà difficile e graduale l’avvicinarsi al prezzo massimo: «Sono convinto cha saranno pochissimi i bar che venderanno il caffè a un euro o il tè a 2,20 euro», è il pensiero di Alajmo. Probabile che abbia ragione, anche perché se un cliente dovesse ritenere esagerato il costo del caffè al solito bar, potrebbe cambiare bar.
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