Il tramonto dei bossiani: la Lega è con Tosi

VENEZIA. Dopo la primavera araba, abbiamo la primavera veneta targata Lega. Per il momento senza morti e feriti, solo ammaccati molto illustri: a Treviso è saltato il tappo. Il congresso provinciale ha mandato in minoranza Gian Paolo Gobbo, l’uomo dell’ortodossia bossiana, in sella dal 1998, dalla rivolta di Fabrizio Comencini, quando 8 consiglieri regionali su 9 piantarono in asso il senatur. Il nono era Gian Paolo Gobbo, che si guadagnò la riconoscenza eterna del Capo. Domenica il candidato di Gobbo, Dimitri Coin, è stato battuto (55% a 45%) da un uomo che parla bene della bandiera italiana, a “Va pensiero” preferisce la leggenda del Piave e si augura che nella Lega finiscano le scelte calate dall’alto. Si chiama Giorgio Granello, è un sindaco poco allineato, che potrebbe dare dei punti all’eretico Flavio Tosi. La cinghia di trasmissione con via Bellerio è in sofferenza. Il botto è talmente inaspettato e violento, che tra i bossiani veneti gira un’incredibile versione consolatoria: sia Granello che Coin sarebbero stati entrambi candidati di Gobbo, messi in campo per guadagnare sia la maggioranza che la minoranza dei congressisti. Ne consegue che il Giampa oggi avrebbe la totalità dei consensi. Un volpone.
Temiamo che neanche un malato terminale riesca a raccontarsi una bugia così grossa. Erano fischi veri e non fiaschi di vino quelli rimediati dal senatore Piergiorgio Stiffoni, che nel naufragio della dirigenza si appellava all’adorazione di Bossi, mito risolutore di tutte le tensioni nella Lega. Oggi anche Bossi è passato di cottura. Risulta che sia la prima volta che il senatur viene fischiato dai militanti veneti, anche se per interposto Stiffoni. Non è un dettaglio: la dirigenza veneta non è in crisi solo per lotte di potere, defenestrazioni arbitrarie, scontro tra singoli. La controprova sono le ovazioni andate a Toni Da Re, colonna dei bossiani, il più fedele alla linea. Ma anche il più lucido della vecchia dirigenza a capire che la Lega non ha più strategia.
La misura di questo vuoto è data dal documento firmato da Bepi Covre e Marzio Favero, che circola da settimane e sta dietro al terremoto di Treviso. Un’analisi spietata dei limiti del movimento, con la necessità ribadita di un ricambio generazionale ma anche di idee, fatta da gente che non vuole uscire dalla Lega. Il Veneto anticipa la Lombardia: è cominciata la successione a Gobbo, che trainerà quella a Bossi.
Il tonfo dei bossiani a Treviso, fatto non solo di numeri, toglie importanza all’ultimo congresso provinciale che ancora manca, quello di Padova (spostato al 29 aprile). Qui la componente di Tosi parla di una spaccatura a metà, quella di Gobbo si dà un vantaggio 70-30. Il resto è già deciso. A Verona, Tosi ha vinto il congresso 70-30 ma il traino della campagna elettorale lo sta portanto a 75-25. Vicenza è dilaniata da contraspposizioni interne, ma sul versante regionale la componente Tosi che ha vinto il congresso con Maria Rita Busetti, sindaco di Thiene, si presenta in vantaggio. Le altre province hanno minor impatto di militanti. Belluno, con il segretario Diego Vello, è schiarata con Tosi. Idem il Veneto orientale, in rapporto circa 70-30, con segretario Daniele Stival. A Gobbo restano Venezia-Mestre, segretario Paolo Pizzolato (70-30) e Rovigo, segretario Antonello Contiero, provincia al centro di contestazioni risolte sempre a colpi di espulsioni. Di questo passo Contiero finirà per restare da solo.
Il congresso regionale che sancirà la svolta è fissato per il 21 giugno. Gobbo vorrebbe andare a settembre, Tosi non ci pensa per niente.
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