Treno in fiamme, bufera sulla Regione

VENEZIA. E’ bufera sulla Regione e su Sistemi Territoriali dopo l’incidente che ha bloccato per sette ore ieri i treni sulla linea Padova-Venezia. Il blackout ha paralizzato il Nordest con 54 treni cancellati, solo alle 13 la circolazione è ripresa con regolarità e il «disastro» è stato causato da un incidente assai insolito ha preso fuoco il locomotore di un vecchio treno della Sistemi Territoriali, società ad hoc della Regione che gestisce due linee, la Venezia-Adria e la Rovigo- Verona. Il presidente Gianmichele Gambato si difende spiegando che si è trattato sostanzialmente di una sfortunata fatalità, ma non riesce a placare la bufera su una società che non produce utili e che in consiglio regionale vogliono chiudere. Nella bufera anche la giunta regionale con il segretario regionale della Filt-Veneto Ilario Simionaggio che accusa: «La Regione non investe quasi nulla per ammodernare una flotta di treni di fatto vetusta, che inaugura ad ogni campagna elettorale dopo una verniciata. Ogni giorno servono per il servizio regionale (680 corse) almeno 100 treni in esercizio».
E Gambato come si difende? «Alle 6, 40 un nostro locomotore un D753 destinato al servizio merci, in trasferimento dal deposito di Piove di Sacco alla stazione di Rovigo a Dolo-Vigonza sulla linea Mestre-Padova, ha avuto un incendio nella cabina di guida di coda. Il trasferimento via Mestre-Padova si è reso necessario a causa dell’interruzione della linea Chioggia-Rovigo per manutenzione periodica. Il macchinista ha cercato di spegnere l’incendio appena scoppiato ma si è reso conto che per mettere la situazione sotto controllo era necessario l’intervento dei Vigili del Fuoco e c’è stata l’interruzione della linea ferroviaria Venezia-Padova per alcune ore».
Gambato giura sull’affidabilità del locomotore che ha preso fuoco.«Anche se si tratta di un locomotore che ha una trentina d’anni era completamente rinnovato. I motori e la parte elettrica avevano al massimo 7- 8 anni . Aveva passato la revisione di luglio ed aveva tutte le carte in regola per circolare». Resta da capire perché il trasferimento non si avvenuto di notte e non nelle ore di punta, quando sulla Mestre-Padova i treni transitano ogni 5 minuti proprio dalle 7 alle 9 del mattino.
I sindacati attaccano sia Sistemi Territoriali che ha la Regione su un cronico mancato investimento sulle ferrovie. Per la Cgil l’acquisto di 22 nuovi treni fatto nel 2009 non risolve assolutamente il problema della flotta troppo vecchia, come dimostrano i continui incidenti.
«Spiace dirlo, sarà anche un tragica fatalità», spiega Ilario Simonaggio della Cgil, «questi locomotori in servizio a Sistemi territoriali sono macchine vecchie, ma considerate sufficientemente affidabili, con motori nuovi e revisionate di continuo. Di certo i danni sono stati pesanti su tutta la circolazione e i collegamenti ferroviari. Da parte nostra non ci stancheremo di ripeterlo che tutto il parco mezzi ferroviari circolante in Regione ha urgente bisogno di un ricambio e ammodernamento. Per quanto lodevole il piano di rinnovo della flotta assunto nel 2009 dalla Regione Veneto (22 nuovi treni per il servizio regionale) consegnati tra il 2012 e 2014 non si possono considerare un numero sufficiente. Ogni giorno servono per il servizio regionale (680 corse) almeno 100 treni in esercizio. E’ questo il tempo giusto per assumere con grande responsabilità un piano quinquennale di investimenti ferroviari che consenta la sostituzione di buona parte dell’attuale materiale rotabile regionale. Zaia dovrebbe prendere esempio dalla regione Emilia Romagna che nel nuovo bando ha posto il vincolo del rinnovo del 75% dei treni al nuovo concessionario. Da noi solo parole».
Critiche arrivano anche dal consigliere del Pd Bruno Pigozzo. «Da anni – dice Pigozzo – ribadiamo la necessità di investimenti cospicui della Regione che invece di fatto non mette un euro in più di quelli destinati ai treni dal Fondo Nazionale. Questi malfunzionamenti in questi anni si sono susseguiti con troppa frequenza, e sono anche il frutto della vetustà della flotta in circolazione».
Alessandro Abbadir
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