’Ndrangheta al Nord, la rete dei colletti bianchi

Nuova indagine della Dia in Veneto: 30 indagati, pronte misure cautelari. Svuotavano le aziende rilevandone il patrimonio
Un'operazione della Dia e il colonnello Roberto Giuliani
Un'operazione della Dia e il colonnello Roberto Giuliani

PADOVA. Svuotano le imprese, provocandone il fallimento o il concordato, ne svendono a prezzi stracciati il patrimonio immobiliare, se ne impossessano intestando i beni a prestanome veneti legati alle principali organizzazioni criminali. Una complessa organizzazione dotata di professionisti, teste di legno e soggetti assolutamente incensurati. Pronti a gestire ingenti somme di liquidità con le quali avrebbero fatto cadere nella trappola decine di piccoli imprenditori. Con la complicità di professionisti, consulenti e legali specializzati in fallimenti.

La conferma di una nuova e radicata organizzazione criminale arriva da una complessa e delicata indagine della Direzione investigativa antimafia giunta a conclusione dopo quasi un anno di attività. Una trentina, per ora, gli indagati. Per alcuni di questi potrebbero scattare anche delle misure cautelari. L’inchiesta dimostrerebbe l’insediamento stabile di un’organizzazione legata in particolar modo alla ’ndrangheta calabrese, la più pericolosa tra le organizzazioni criminali, ormai radicata anche nel Veneto. Coinvolti sarebbero infatti società e professionisti residenti nelle province di Verona, Vicenza, Padova e Venezia.

«C’è un’evoluzione importante del fenomeno anche nel Veneto – rileva il colonnello Roberto Zuliani, capo centro della Dia nel Triveneto – ma è sbagliato pensare a una organizzazione criminale che si muove come nelle regioni meridionali. Qui la criminalità organizzata agisce da tempo in maniera più felpata: non si renderà mai protagonista di estorsioni violente, incendi o sparatorie perché darebbero troppo nell’occhio. No, nel Veneto e più generale al Nord la criminalità organizzata agisce accostandosi a imprenditori ed esercenti facendo capire quali sono le regole». Un metodo «sommerso», molto più difficile da far emergere e soprattutto che trova molta reticenza ad essere denunciato: «Mancano le denunce e il nostro lavoro dunque è più complicato – ammette Zuliani – ma non per questo va abbassata la guardia. Anzi».

Secondo l’ufficiale della Dia - che è l’uomo che arrestò Mario Chiesa dando il via alle indagini di Tangentopoli nel 1992 – «nel Veneto esiste una presenza diffusa delle organizzazioni criminali, che agiscono in maniera profondamente diversa rispetto al sud; per fortuna, le organizzazioni non sono ancora padrone del territorio, per questo è bene attivare tutti gli anticorpi del tessuto sociale».

La crisi economica, la carenza di liquidità legata al credito, il desiderio di soldi facili e nascosti al fisco hanno fatto proliferare il fenomeno dello «svuotamento di aziende», spesso con la complice collaborazione di commercialisti, consulenti e legali. «Non sempre l’amico che viene a offrire aiuto, sebbene sia veneto, è davvero un amico – avverte Zuliani – talvolta accade che questi personaggi siano legati a un meccanismo che fa riferimento alla criminalità organizzata».

Le organizzazioni lavorano prevalentemente su base territoriale regionale, difficilmente i calabresi collaborano con i campani o i siciliani. Ma il fenomeno di solidarietà è infernale e consiste nell’offrire copertura, ospitalità, lavoro a conterranei. Il radicamento è sempre più forte e contamina il tessuto economico veneto.

Ad influire nel fenomeno dell’insediamento sono stati sicuramente i provvedimenti di confino adottati negli Anni Ottanta (nel Veneto si stabilì a lungo anche Totuccio Contorno). Ma adesso l’insediamento della camorra, della mafia e della ’ndrangheta è diffuso e capillare, in ogni città veneta esistono i referenti territoriali che offrono appoggio logistico, sostegno economico e in generale solidarietà.

«La difficoltà maggiore – aggiunge il capo della Dia – è nella lettura complessiva del fenomeno». Molti episodi corruttivi infatti sono legati alla presenza delle organizzazioni criminali ma vengono perseguiti come vicende legate a reati di corruzione e concussione. Per applicare il 416 bis bisogna dimostrare il vincolo associativo e la intimidazione violenta.

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