Rapina al museo di Verona, 12 arrestati

Guardia giurata complice di una banda moldava nella razzia di 17 dipinti a Castelvecchio, già recuperata parte della refurtiva
Di Andrea De Polo
rapina museo di Castelvecchio Verona, (VR), Italy, 11/20/2015, cro, cronaca nera, , rapina museo di Castelvecchio Photo by Giorgio Marchiori
rapina museo di Castelvecchio Verona, (VR), Italy, 11/20/2015, cro, cronaca nera, , rapina museo di Castelvecchio Photo by Giorgio Marchiori

VERONA. La banda che ha messo a segno il colpo del secolo, trafugando 17 opere d'arte dal museo di Castelvecchio a Verona, è stata tradita dalle leggerezze del suo basista italiano, la guardia giurata Francesco Silvestri, dipendente di Sicuritalia, la “talpa” dentro le mura della rocca scaligera in quella sera del 18 novembre. È questo il quadro emerso dalle indagini della Squadra mobile di Verona e dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico, coordinate dal pm Gennaro Ottaviano, che ieri hanno portato all'arresto di 12 persone (una tredicesima è ancora ricercata) accusati di essere la banda che ha trafugato le opere di Castelvecchio, dal valore stimato in 20 milioni di euro.

Un’operazione imponente, scattata nella notte fra lunedì e martedì. In manette sono finiti nove moldavi e tre italiani: la guardia giurata, il fratello gemello Francesco Ricciardi Silvestri (che in passato aveva lavorato in un istituto di vigilanza dal quale era stato allontanato), la moglie moldava di quest’ultimo Svitlana Pkachuk - anello di congiunzione tra il basista veronese e la banda moldavat, ora in cella insieme alla figlia piccola - e il complice Denis Damaschin. Una brillante operazione condotta su scala internazionale - alcuni moldavi sono stati fermati in Italia (Victor Potinga, Cornel Vasilita, Vasile Cheptene) gli altri in patria, probabile destinazione della refurtiva - avviata proprio dalla testimonianza del vigilante Silvestri, che fin dall'inizio ha fatto acqua da tutte le parti. E le tele? Una parte dei capolavori - Pisanello, Bellini, Mantegna, Caroto, Tintoretto (Jacopo e Domenico), Rubens, Benini, de Jode - è stata già recuperata all’estero e anche gli altri potrebbero tornare presto a Verona: novità importanti sono attese dalla conferenza stampa convocata oggi pomeriggio.

La sera del 19 novembre erano tre i banditi che, attorno alle 19.30, avevano fatto irruzione nella rocca di Castelvecchio, sulle rive dell’Adige, nel pieno centro di Verona, legando immobilizzando la cassiera e la guardia giurata. Dopo aver staccato una per una le 17 opere d'arte dalle pareti dell'esposizione, le avevano caricate proprio sull'auto di Silvestri, e con questa erano fuggiti senza lasciare traccia.

Dalle dichiarazioni contraddittorie della guardia giurata hanno preso avvio le prime indagini. Un particolare ha destato da subito i sospetti degli inquirenti: perché la cassiera, con un arto artificiale, era riuscita agevolmente a liberarsi, mentre Silvestri aveva raccontato di essere stato del tutto immobilizzato? Il furto aveva scatenato le polemiche sulla sicurezza all'interno di uno dei musei più importanti d’Italia, e non a caso la notizia aveva fatto il giro del mondo. Ieri, soddisfazione bipartisan per la notizia. «Speriamo di riuscire a recuperare tutti i dipinti e che siano in buono stato. Era evidente che c'era un basista in Italia: troppe coincidenze quella sera», il commento del sindaco Flavio Tosi. «Un ringraziamento speciale alle forze dell'ordine, che lontano dai riflettori hanno lavorato riuscendo a porre parziale rimedio allo schiaffo subito dalla città e dalla cultura italiana», ha fatto eco Diego Zardini, deputato Pd. La notizia degli arresti era stata quasi profetizzata lunedì da “Verona Pulita”, il movimento guidato dall'avvocato Michele Croce, che in vari punti della città aveva esposto lo striscione: «19.11.2015: Castelvecchio, Verona (Pulita) non dimentica». Gli arrestati sono stati condotti nel carcere di Montorio, devono rispondere di rapina, sequestro di persona e ricettazione a livello transnazionale.

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