Un feto abbandonato nel cassonetto

Il corpicino di pochi mesi è stato ritrovato ieri mattina in una borsa vicino al cimitero di Tempio di Ormelle nel Trevigiano
Di Giorgio Barbieri
BARBIERI AG. FOTOFILM ORMELLE RITROVAMENTO FETO VICINO CIMITERO
BARBIERI AG. FOTOFILM ORMELLE RITROVAMENTO FETO VICINO CIMITERO

Un feto di pochi mesi, nascosto tra asciugamani insaguinati all’interno di una borsa, è stato trovato ieri mattina dentro un cassonetto vicino al cimitero di Tempio di Ormelle. Sono stati due collaboratori del parroco a fare la macabra scoperta. Ad attirare la loro attenzione il fatto che la borsa fosse stata gettata all’interno del cassonetto del verde, dove di norma si gettano le ramaglie e i fiori. Prima hanno spostato la borsa nel cassonetto dell’umido poi hanno deciso di vedere comunque cosa ci fosse all’interno e così hanno visto il sangue sugli asciugamani. A questo punto hanno avvisato don Corrado che, dopo aver visto il feto, ha allertato subito i carabinieri e il Suem 118. Prima però di affidare il corpicino ai militari, come gesto estremo di pietà, il parroco l’ha battezzato e chiamato Giovanni.

Erano da poco passate le dieci di mattina quando due collaboratori di don Corrado, come ogni sabato, erano arrivati in cimitero per effettuare lavori di pulizia all’interno del cimitero. Dopo aver raccolto i fiori secchi e le ramaglie che si erano accumulati nel corso della settimana, hanno aperto il cassonetto del verde per gettarle via. Il pensionato Sante Lot nota però che all’interno c’era una borsa da donna. Ad attirare la sua attenzione il fatto che quella borsa non era nel cassonetto giusto. Prima l’ha spostata all’interno di quello a fianco, del secco, poi, non ancora convinto di aver fatto la scelta giusta, ha deciso di aprirla per vedere cosa ci fosse dentro. E immediatamente ha visto le tracce di sangue sugli asciugamani.

Spaventato, ha immediatamente avvisato il parroco di quanto aveva appena scoperto. È stato don Corrado a vedere cosa ci fosse nascosto dentro e a trovare il feto di pochi mesi. L’allarme è scattato subito. Sul posto è arrivata una pattuglia dei carabinieri e il personale del Suem 118. I militari hanno quindi avvisato dell’accaduto anche il sostituto procuratore Francesca Torri. Prima di affidare il feto al personale medico, il parroco ha comunque voluto battezzarlo con il nome di Giovanni. Poco dopo è stato quindi trasportato all’interno dell’obitorio di Oderzo in attesa che venga effettuata l’autopsia su quel corpicino. Gli esiti dell’esame autoptico saranno fondamentali anche per le indagini condotte dai militari dell’Arma.

Al momento è stato aperto un fascicolo senza indagati con ipotesi di reato l’interruzione illegale di gravidanza. L’esame autoptico sarà necessario anche per effettuare diversi prelievi utili, oltre che a delineare le caratteristiche specifiche del Dna, a stabilire le cause esatte della morte, avvenuta nel momento o pochi istanti dopo il parto prematuro che, quasi certamente, si sospetta sia stato provocato da farmaci.

Tutte le ipotesi restano aperte: i carabinieri hanno controllato ricoveri e accessi ai pronto soccorso degli ospedali della zona, e stanno visionando i filmati di alcune telecamere di sorveglianza. Sono state anche prese informazioni da diversi farmacisti della zona per capire se negli ultimi giorni hanno venduto farmaci che possano indurre un aborto. Dall’esame del cordone ombelicale si potrà capire se la madre abbia fatto da sola o se sia stata aiutata da una persona esperta. Se emergesse che il cordone ombelicale sia stato reciso con delle forbici e non con mezzi di fortuna, vorrebbe dire che ci sarebbe un’altra persona coinvolta oltre alla madre. Ma la verità resta ancora un mistero.

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