Il sasso di Berlusconi: lancia Zaia premier e Salvini va in trincea

VENEZIA. Luca Zaia candidato premier del centrodestra alle prossime politiche, a prescindere dalla loro data. Dopo tanti rumors, allo scoperto esce nientemeno che Silvio Berlusconi.
Il Cavaliere, secondo «Repubblica», avrebbe già tessuto il contatto con Zaia, e ci sarebbe persino un appuntamento in agenda a breve a Nordest. Cos’ha spinto il Cavaliere? Certo quanto sta avvenendo in casa Pd, l’inerzia politica che cambia, lo spettro dei grillini. Ma presumibilmente anche i sondaggi sul gradimento dei big del centrodestra, i suggerimenti dei fedelissimi, e dei fan del governatore veneto, dal canto suo sempre attento a non appiattirsi sulla Lega e ad allargare suoi orizzonti politici oltre gli steccati di Carroccio e Veneto. Da quando è stato rieletto ha accelerato: fortissima attrazione al mondo cattolico (Cl in primis) a colpi di nomine; creazione di un proprio partito a forte vocazione amministrativa con manager pubblici non leghisti doc; attestati e segnali continui al mondo ex Dc, non disdegnando neppure le ultimi basi operaie.
Ma è soprattutto un chiaro avvertimento di Berlusconi a Salvini - tra i due rapporti gelidi – su strategie e leadership del centrodestra. E una chiara provocazione verso la Lega salviniana, a sparigliare tutto: sigle e partiti, primarie, lo stesso mandato del governatore veneto. Tanto è bastato perché ai vertici del centrodestra, italiano, ieri, la tensione sia salita a mille. Prima che all’ora di pranzo dallo staff del Cavaliere arrivasse una smentita: «Le ricostruzioni del quotidiano La Repubblica sono prive di qualsiasi fondamento», dice lo staff del Cavaliere, «e in particolare è del tutto estraneo allo stile del presidente Berlusconi relazionarsi a forze politiche amiche ed alleate nei modi e con l'atteggiamento descritti nell'articolo».
Caso chiuso? Mica tanto. E gli indizi sono diversi. Il primo, e forse il più eclatante, è che la Lega ha subito fatto un nome leggendo ieri i giornali. Quello di Roberto Bobo Maroni, governatore lombardo, che non ha feeling con Salvini, ma è invece In sintonia con il Cavaliere. Sarebbe lui uno dei grandi suggeritori del nome di Zaia a Berlusconi. Fra Salvini e Maroni c’è un altro bel fossato.
Secondo. Ai piani alti del centrodestra è confermata la volontà del cavaliere di spiazzare Salvini, da cui lo dividono diversi abissi: riforma elettorale (il Cavaliere per il proporzionale), Europa, euro, lo stesso iter per la candidatura a premier (Salvini vuole le primarie, con Meloni, Fitto and Co) . E quale miglior asso in tavola incoronando un leghista anomalo e post-doroteo come Zaia? Avrebbe il profilo giusto, peraltro, agli occhi del Cavaliere, per riportare il perno del centrodestra verso il centro, evitando derive anti- Ue (il forzista Tajani è fresco presidente del parlamento europeo).
Terzo: fra i fan di Zaia, o comunque fra i suggeritori del governatore veneto ci sarebbero anche l’altro governatore del Nord di centrodestra, Giovanni Toti (è recente la trilaterale del Nord Zaia - Maroni - Toti), ed esponenti della cerchia dei fedelissimi del Cavaliere.
Ma poi c’è la reazione dello stesso Salvini, in mattinata, prima della smentita da Arcore. «Leggo che c'è più di un leghista che potrebbe fare da candidato premier», aveva dichiarato, «e sono ben contento. Zaia fa e farà benissimo il governatore del Veneto. Maroni fa e farà benissimo il governatore della Lombardia. Io sono pronto anche domattina a sfidare Renzi e Grillo». Significativa l’evocazione di Maroni, che come Zaia deve finire il suo mandato (i verbi al futuro) e la ribadita volontà di candidarsi alle primarie per arrivare alla leadership dell’intero centrodestra. Con l’aggiunta: «Patti chiari, amicizia lunga: se pensano di far litigare la Lega hanno sbagliato a capire, perché Zaia e Maroni li ho sentiti anche oggi».
E in tutto questo, Zaia? «Io penso ai veneti», è stato il suo commento, stando ai fedelissimi e a quanto trapela da palazzo Balbi. Né dichiarazioni né note.
L’impressione è che un sasso sia stato lanciato, e da un protagonista assoluto come Berlusconi. Al di là delle smentite, politicamente è partito un messaggio forte, con risvolti ancora inesplorati in un quadro politico in fortissima evoluzione. E Zaia? Ha a sua volta un asso nella manica. Può restare alla finestra a Venezia, assistendo a quanto avviene nel centrodestra baruffante, mentre prepara il referendum autonomista suo cavallo di battaglia. Ha tante opzioni, oltre alla corsa al premierato In caso di vittoria del centrodestra, un’altra esperienza da ministro con vista palazzo Chigi. E c’è chi dice che nello scenario peggiore, dopo il referendum, potrebbe metter mano a statuto e legge elettorale regionale per dare battaglia a Roma sul terzo mandato...
Andrea Passerini
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