Coronavirus, il Veneto rischia ancora l'arancione: ecco perché

Cosa c'è dietro l'appello di Zaia a non crogiolarsi sul risultato ottenuto con l'inserimento in fascia gialla: occhio all'indice Rt che è fortemente in bilico. Anche se non è l'unico criterio
Il nuovo laboratorio regionale di biologia molecolare dell'Arpa per l’analisi dei tamponi Covid-19 inaugurato a La Loggia, Torino, 2 settembre 2020. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO
Il nuovo laboratorio regionale di biologia molecolare dell'Arpa per l’analisi dei tamponi Covid-19 inaugurato a La Loggia, Torino, 2 settembre 2020. ANSA/ALESSANDRO DI MARCO

PADOVA. Nell'Italia divisa in tre fasce per fronteggiare l'emergenza coronavirus, il Veneto è partito con il "giallo" ma continua a rischiare l'"arancione". Ecco il senso dei ripetuti appelli del presidente Luca Zaia a non sedersi sugli allori (si fa per dire, la situazione resta critica per tutti) dell'inserimento nel gruppo delle regioni con minori restrizioni.

La variabile che mette tutti sul "chi va là" è l'ormai famoso indice Rt (Indice di trasmissibilità) che nel nostro caso misura quante persone vengono in media contagiate da un singolo soggetto positivo al Covid 19. Proprio l'Rt, insieme ad altri 21 parametri, fissati per decreto dal ministro della Salute, determina la classificazione di una regione in una delle tre fasce suddette. La soglia di rischio dell'Rt è stata indicata in 1,5: ogni soggetto positivo ne infetta un altro "e mezzo". Ebbene, nell'ultimo dato disponibile, quello preso in considerazione dal governo, relativo alla settimana dal 19 al 25 ottobre 2020, il Veneto aveva un Rt pari a 1,46.  

ECCO IL GRAFICO CHE SPIEGA I 21 CRITERI

Quindi il dato Rt è il più importante ma non è l'unico. "Abbiamo una trasmissione del virus sostenuta dal sistema sanitario": così Francesco Russo, il medico a capo del sistema di prevenzione sanitaria del Veneto, spiega le ragioni per cui la regione è stata inserita in fascia gialla. Sostenuta, aggiunge, "non soltanto dal sistema sanitario ma anche da quello territoriale".
 
Oltre al monitoraggio settimanale pubblicato dalle Regioni, che "identifica prevalentemente l'Rt", aggiunge Russo, è stato costruito tra Ministero della salute, Istituto Superiore della sanit e Regioni "un altro documento che rappresenta con i colori i famosi scenari epidemiologici da verde a rosso, che tiene conto dell'Rt, del numero dei tamponi fatti, del loro rapporto con i positivi, dei sintomatici e degli asintomatici". Anche per il Veneto, che si trova in fascia gialla, questo è stato applicato nel Dpcm "per capire dove collocarci". 

Attenzione: come detto, l'Rt non è l'unico criterio cui viene demandata l'applicazione delle restrizioni, più o meno severe. Il dato deve essere mediato anche con quella che, in sintesi, possiamo chiamare l'efficienza del sistema sanitario e in particolare ospedaliero di una regione. E da questo punto di vista il Veneto ha ottime carte da giocare. Ma è chiaro che l'Rt pesa. La Lombardia, ad esempio, con un Rt a 2,09 non è riuscita a salvarsi dalla fascia rossa che significa quasi pieno lockdown. 

ECCO IL GRAFICO DELL'RT NELLE REGIONI

Cosa rivela in sostanza l'indice Rt? La forza con cui si sta trasmettendo un'epidemia. Più aumentano rapidamente i contagi, quindi, più è alto l'indice Rt. Al di là delle formule matematiche, quindi, occorre che la curva dei contagi in Veneto rallenti, altrimenti il salto di categoria, da giallo ad arancione, sarà purtroppo inevitabile.

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Il premier Giuseppe Conte e il governatore Luca Zaia

Va detto anche che, più test si fanno, più si trovano positivi, ovviamente. E' anche per questo che la Regione Veneto ha insistito, ad esempio, perché la percentuale dei positivi venga calcolata su tutti i tamponi eseguiti, non soltanto i molecolari (i più completi e affidabili) ma anche sui rapidi. 

L'ANDAMENTO DELL'EPIDEMIA IN VENETO

Ogni quanto vengono aggiornate le fasce? Il periodo indicato dal governo è di due settimane dall'ultimo monitoraggio. Il monitoraggio viene effettuato settimanalmente. il direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza, ha spiegato oggi che «una regione in rosso o arancione resta per un minimo di due settimane in questa fascia di rischio, poi può esserci una descalation, cioè scalare in basso. Così come nella prossima cabina di monitoraggio entro questa settimana, se si dovesse verificare che in altre regioni c’è un livello di livello di rischio maggiore, queste possono salire di grado. C’è anche una certa flessibilità del sistema. La possibilità per esempio di fare zone rosse all’interno di una regione non rossa c’è comunque. Anzi si è sempre fatto».

La cabina di regia dell'Istituto superiore di Sanità tornerà a riunirsi venerdì 6 novembre e produrrà un nuovo monitoraggio settimanale. Resta da capire quindi se situazioni di particolare escalation dei contagi indurranno il ministro ad emanare una nuova ordinanza già in questo fine settimana. 

Coronavirus, Zaia avverte i veneti: attenti che il giallo al semaforo dura poco
Medical workers treat a patient with Covid-19 in the intensive care unit at the eHnv hospital (Etablissements Hospitaliers du Nord Vaudois) during the coronavirus disease (COVID-19) outbreak, in Yverdon-les-Bains, Switzerland, Wednesday, November 4, 2020. Switzerland as many countries in Europe impose more coronavirus restrictions as cases of Covid-19 patients spike in a second wave of pandemic. (Laurent Gillieron/Keystone via AP)

LE TRE FASCE E LE RELATIVE RESTRIZIONI

I 21 PARAMETRI

Tra i 21 parametri fissati nel decreto Speranza, in base ai quali stabilire l'inclusione in una fascia, ci sono fra gli altri il numero dei casi sintomatici, i ricoveri, i casi nelle Rsa, la percentuale di tamponi positivi, il tempo medio tra sintomi e diagnosi, il numero di nuovi focolai, l’occupazione dei posti letto sulla base dell’effettiva disponibilità.

I 21 indicatori sono divisi in 3 «capitoli». Il primo è sulla capacità di monitoraggio, e considera:

1.1 Numero di casi sintomatici notificati per mese in cui è indicata la data inizio sintomi e totale di casi sintomatici notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

1.2 Numero di casi notificati per mese con storia di ricovero in ospedale (in reparti ordinari) in cui è indicata la data di ricovero e totale di casi con storia di ricovero in ospedale notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

1.3 Numero di casi notificati per mese con storia di trasferimento/ricovero in reparto di terapia intensiva in cui è indicata la data di trasferimento o ricovero in Tl e totale di casi con storia di trasferimento/ricovero in terapia intensiva notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

1.4 Numero di casi notificati per mese in cui è riportato il comune di domicilio o residenza/totale di casi notificati al sistema di sorveglianza nello stesso periodo.

1.5 Numero di checklist somministrate settimanalmente a strutture residenziali sociosanitarie (opzionale).

1.6 Numero di strutture residenziali sociosanitarie rispondenti alla checklist settimanalmente con almeno una criticità riscontrata (opzionale).

 

 

 

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