Coronavirus, Zaia avverte i veneti: attenti che il giallo al semaforo dura poco

VENEZIA. Con 170 pazienti in terapia intensiva (+15 nelle ultime 24 ore) e 1.274 ricoverati in area non critica ("Praticamente tre ospedali pieni") la situazione in Veneto con il coronavirus resta "critica", come ha detto il presidente della Regione Luca Zaia nel consueto punto stampa dalla sede della protezione civile a Marghera. I veneti hanno tirato un sospiro di sollievo ieri (mercoledì) ritrovandosi nella fascia gialla (quella delle regioni meno problematiche, con meno restrizioni) ma Zaia avverte: "Attenti che il giallo dura poco. E dopo il giallo, nel semaforo, c'è il rosso" (nel caso nostro, la fascia arancione, con maggiori restrizioni, ndr).
Non passare in fascia arancione e - peggio ancora - al rosso - dipende in gran parte dai comportamenti dei cittadini, insiste Zaia: "Bisogna indossare la mascherina anche quando si incontrano parenti non conviventi, necessario evitare spostamenti e assembramenti".
«La zona gialla non è essere primi della classe a discapito degli ultimi. Tra una settimana potremmo parlare di migliaia di ricoveri. Non serve l'entusiasmo oltre misura», ribadisce Zaia. «I 21 parametri che vanno a classificare le regioni sono complicati, e se da un lato guardano alla dimensione ospedaliera, che compete a noi, dall'altro sono in capo a noi cittadini, e non li possiamo delegare ad altri, ed è il numero di contagi, che è esponenziale. Vuol dire che se sugli ospedali ci pensiamo noi, dall'altro la comunità deve pensare alla difesa di questo "giallo", osservare ossessivamente l'uso della mascherina, non agevolare gli assembramenti, non crogiolarsi dietro al fatto che l'età dei defunti è alta, oppure che il 98% dei positivi non è sintomatico e se la cura a casa».
L'inserimento nelle tre fasce, per tutte le regioni, è stato deciso sulla base di dati già piuttosto superati, quelli della settimana 18-25 ottobre, e quindi sono suscettibili di variazioni anche a breve giro di posta.
«Mi sembra di aver capito che per la classificazione di alcune regioni abbiano utilizzato i dati della settimana del 18-25 ottobre, e che ci sono state rimostranze, mi pare a ragione», ha detto Zaia. «Per il Veneto - ha precisato Zaia - è stato chiesto il tempo di presa in carico dei pazienti, e abbiamo risolto subito. Abbiamo segnalato giorni fa un aspetto non contemplato: che se il numero di positivi pesa, è altrettanto vero che non me li puoi caricare solo sui tamponi molecolari ma anche su quelli rapidi».
L'evoluzione della pandemia, di questa seconda ondata autunnale, non è possibile prevederla con precisione, ammette Zaia. "Il nostro algoritmo ci dice che l'apice della curva dovrebbe arrivare a metà novembre, perché la curva dovrebbe durare 90 giorni e il picco essere raggiunto a metà, quindi 45 giorni, tenendo conto che è iniziato ai primi di ottobre".
Sulla giornata di mercoledì, sulla ridda di voci che si sono susseguite, Zaia è stato tranchant: «Questa storia del Veneto in arancione è roba da Whatsapp. Ieri mi hanno mandato di tutto, una montagna di putt… Comunque eravamo sicuri dei dati che avevamo, se avessimo avuto una situazione diversa avremmo interloquito in maniera diversa. Non ci sono retroscena, la situazione è così, ieri sera ho ascoltato il Presidente del Consiglio, ho letto un'agenzia che il Veneto è zona gialla. Detto questo niente festa e testa bassa».
Qualche giornalista è tornato a sollevare il tema dell'"arruolamento" dei veterinari per fare i tamponi. «Noi il tavolo con i veterinari lo apriamo, alcuni hanno sollevato problema, e va bene. Ma siamo in emergenza, e servono misure emergenziali. Coinvolgiamo anche farmacisti e odontoiatri - ha aggiunto Zaia - e cercheremo di capire. Ma queste sono le stesse polemiche sentite a marzo, quando non trovavamo i respiratori. Se questo è il problema, normativamente diamo noi le coperture. Ma non mi sembra questo il problema», ha concluso.
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