Strage di Trebaseleghe. Roberta inascoltata dal Tribunale. «Costretta a portare i figli all’ex marito»
Claudio Calzarotto, fratello di Roberta, racconta il dolore infinito che ha investito la famiglia: «Due bimbi scomparsi così»

BASCHIERI - FOTOPIRAN - TREBASELEGHE - SEQUESTRO IN CASA SANT'AMBROGIO
SAN GIORGIO DELLE PERTICHE . Questa è una tragedia per tutta la nostra famiglia». A parlare è Claudio Calzarotto, fratello di Roberta, la ex moglie dell’omicida-suicida, la mamma dei bimbi trucidati a pochi giorni dal Natale. C’è la disperazione, ma anche tanta rabbia, nelle parole dello zio delle due piccole vittime. Rabbia perché ritiene che la sorella non sia stata aiutata.
«Proprio la settimana scorsa in tribunale a Padova c’è stata una sentenza a discapito di mia sorella. E ora è successo questo», dichiara l’uomo. Al centro della vicenda giudiziaria c’era l’assegno di mantenimento dei figli. «Praticamente lei percepiva 100 euro al mese per i due bambini e al magistrato sembrava probabilmente una cifra non adeguata, eccessiva», racconta il fratello, «Non conosco i dettagli della questione. Mia sorella aveva chiesto qualcosa di più, ma proprio questa settimana è stato tutto archiviato. Lei era molto arrabbiata. E quando mia sorella andava a riferire che qualcosa non andava, finiva che era sempre lei quella cattiva. E che lui invece non aveva colpe. Ora si è visto come è andata a finire».
Il compito più difficile
Roberta, spiega il fratello, ora è distrutta. Il difficilissimo compito di raccontare l’accaduto, di dirle che Francesca e Pietro non c’erano più, che a ucciderli è stato il padre, è toccato proprio al fratello Claudio. «Ho dovuto darle io questa terribile notizia. I carabinieri sono stati qui tutto il pomeriggio. Questa tragedia non doveva arrivare». Ma Roberta non aveva capito le intenzioni del marito? E perché gli ha portato i bambini? «Era obbligata a portarli, non aveva scelta. Non solo non c’era l’obbligo che li venisse a prendere, era lei che doveva accompagnarli dal padre. Secondo i giudici, lei era talmente in torto che doveva anche portare i figli». Ma la mamma non stava in ansia nel lasciare là i bambini? «No, non stava in ansia perché se il giudice ha detto che va bene così perché doveva stare in ansia?».
Un dolore smisurato
«Chi ha figli può capire l’immensa tragedia che sta vivendo Roberta e la nostra famiglia con lei», va avanti il fratello. «Immaginate che spariscano in questo modo due bambini». E a chi chiede come poter stare vicini alla famiglia, a Roberta, in questo momento dolorosissimo, la risposta è nella fede. «L’unica cosa è dire una preghiera, quello può aiutare».
La rabbia
Resta, insieme alla sofferenza per una perdita incolmabile, il dolore per non aver trovato l’ascolto sperato nelle istituzioni. «Mia sorella gridava ai sette cieli il nome del magistrato, visto che nessuno le ha dato retta in tutti questi anni». Molti anni: «Non ricordo neppure quanti, non ricordo da quanto tempo sta andando avanti questa battaglia. Saranno otto o dieci. Si è separata da qualche anno perché lui perdeva la testa. Lo faceva sempre in famiglia, poi quando usciva aveva un sorriso per tutti». Il marito, dice Claudio, non aveva un lavoro “vero”, o forse sì ma non lo faceva figurare. «Credo che mia sorella non potrà mai perdonarlo finche avrà vita». Della tragedia sono stati informati anche gli anziani nonni. Disperati. —
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