A spasso con la Lauro di Bernardi

Riesumata per il congresso Ecos 2007 va a benzina verde e tocca i 35 km/h. Presentato anche il bolide di Race Up
Al posto del break-coffee al congresso internazionale Ecos 2007 che ha chiuso il sipario ieri al dipartimento di Ingegneria Meccanica, grande assise su efficienza, costi, ottimizzazione e impatto abientale dei sistemi dell’energia, con 350 partecipanti da 32 paesi del pianeta, c’è una kermesse automobilistica che è un po’ una corda tesa tra passato e futuro: macchine d’epoca e macchine da corsa.


Tirata fuori dal museo è stata messa in moto ed ha percorso i viali del piazzale di Ingegneria Meccanica la prima automobile del mondo, la madre delle macchine, una sorta di palma di Goethe della motorizzazione, costruita nel 1894 da Enrico Bernardi, docente, direttore del dipartimento che allora altro nome aveva, veronese, genio della meccanica; è stato messo su strada anche un bolide costruito da un gruppo di studenti. Il gruppo si chiama Race Up ed è il team dell’ateneo padovano iscritto a formula Student 2007, la competizione mondiale di auto da corsa progettate e costruite interamente da studenti universitari. «Può fare i 200 all’ora - dice Nicola Rizzini, studente di Ingegneria - ma ne viene calcolata la manovrabilità, la possibilità di competere sul mercato e quindi la vendibilità, la regolarità nelle prestazioni, l’accelerazione ed altri parametri». Sul cofano c’è il nickname «Von El Coneio», insomma un’incipriata di goliardia pur nella serietà della ricerca scientifica. Ma il gioiello in questa vetrina è l’automobile di Bernardi.


E’ suggestivo pensare che il motore di una macchina da cucire ha la stessa origine della prima automobile d’Italia e forse del mondo. 120 anni fa Enrico Bernardi presentò all’Esposizione dell’Industria di Torino un motore a gas utilizzato per azionare una machina da cucire a pedale, dieci anni dopo, nel 1894, nasce «Lauro», targata 42 - 2, secondo esemplare con targa di Padova, il primo era andato distrutto. Bernardi ne realizzò una sessantina: quella, conservata al Museo delle Macchine dell’Università di Padova e riesumata ieri, sembra che in 10 anni abbia percorso 60 mila chilometri, un risultato eccezionale per quei tempi. Il capo officina del dipartimento, Enrico Zoccarato ha le mani d’oro. Eccolo intento a manovrare una pompetta. Deve dar fuoco ai vapori di benzina per attivare l’accenditore a reticella di platino che provoca l’accensione della miscela carburata per proprietà catalitiche, è un’invenzione di Bernardi che sostituisce la candela.


La macchinetta «Lauro» ha tre ruote, un sistema di leve assolve i compiti del differenziale, monocilindirca, 3 marce più la retromarcia, questo «giocattolo» è in grado di raggiungere la velocità massima di 35 chilometri orari. Il design ricorda una carrozza, manca il cavallo, di cavalli ne ha 3 e mezzo (hp). «Questa era la macchina personale di Bernardi» dice Zoccarato che ha finito di spruzzare benzina. A proposito, che benzina? Benzina verde, quella rossa di oggi non sarebbe adatta, ha troppi ottani, troppo piombo. Insomma la macchinetta è discretamente ecologica, il che sta a pennello con la cornice del congresso. Ecco, un sobbalzo, gran bordata di scoppi e parte, come sollevata da un colpo di reni, percorre il rettilineo del sentiero, poi affronta la curva, perfetta. Una nuvola di fotografi e operatori Tivù scatta all’inseguimento. Un gruppo di congressisti giapponesi e americani impazzisce e fucila di scatti fotografici la vetturetta che, intanto, è tornata alla base di partenza. Secondo giro, accanto al pilota sale il professor Alberto Mirandola, chairman del congresso. Per far bella figura la macchina ce la mette tutta, va ancora più forte: curva mozzafiato.


«Ce la fa fino a Teolo?» chiediamo a Zoccarato. «Credo proprio di sì anche se in salita non l’ho ancora provata». Nel 1894 si costituì a Padova la Società Miari e Giusti per la fabbricazione industriale di motori e un premio di tremila lire fu aggiudicato a un’autovettura Miari e Giusti con motore Bernardi nella corsa automobilistica Torino-Asti-Alessandria, disputata il 17 luglio del 1898: 190 chilometri divorati in 9 ore. Sono coevi della piccola Lauro le prime automobili tedesche tedeschedella Daimler e quelle americane della Ford, anche se non ci fu alcun contatto. Ma mentre Gottlieb Daimler effettuò le sue ricerche in un ambiente industriale organizzato, lo scienziato veneto fabbricò i motori con le sue stesse mani e indipendentemente dagli altri inventori. Nel 1902 a Verona ci fu un interessante incontro con Giovanni Agnelli, ma Bernardi industriale non era e rimase per tutta la vita uno studioso pur con capacità realizzative quasi magiche.

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