Affitti brevi a Venezia in crescita: dal Comune arriva l’iniziativa “blocca alberghi”

La città lagunare è tra le top 20 in Italia per numero di annunci su Airbnb. Nella delibera il tentativo di proteggere la residenzialità, vietando l’apertura di nuove strutture ricettive alberghiere nella sola città antica

Costanza Francesconi
Venezia, la zona di Rialto
Venezia, la zona di Rialto

Tutto è cominciato da un materasso gonfiabile. A terra. Quello che Brian Chesky e Joe Gebbia affittano per la prima volta nel loro appartamento a San Francisco. Era il 2007, così è nato Airbnb. A Venezia, oggi nella top 20 delle città italiane per numero di annunci (indagine Federalberghi), dieci anni dopo, il Consiglio comunale ha approvato la delibera “blocca alberghi”. Un tentativo di proteggere la residenzialità, vietando l’apertura di nuove strutture ricettive alberghiere nella sola città antica.

A febbraio di quest’anno, la Rete Solidale per la Casa ha chiesto al Comune di estendere il veto a tutto il territorio comunale, Mestre inclusa, a causa del continuo aumento degli affitti brevi e dei posti letto turistici. Un fenomeno esploso nell’ultimo decennio, tale da attrarre in laguna grandi compagnie interessate a farne un business.

Lo studio

Nel report Federalberghi, due annunci su tre hanno la stessa matrice, arricchiscono cioè la stessa fonte. E a Venezia, la situazione non cambia. Per dare un’idea, il contatore dei posti letto turistici dell’Osservatorio Civico sulla casa e la residenza (Ocio), inaugurato ad aprile 2023, ne contava 44.484. In 5 mesi ha registrato un +1.097, e a venerdì 2 ottobre segnava la cifra 52.704. Parallelamente, il 21 settembre, dall’anagrafe della popolazione residente risultavano 47.239 veneziani nella città storica. Non stupisce, in questo scenario, il piazzamento di Venezia, e del Veneto, nel recente studio “Le bugie della shadow economy. A confronto con i dati reali”condotto da Federalberghi, su dati Inside Airbnb.

Il capoluogo lagunare compare tra le prime 20 città italiane per numero di annunci (9.042) – sul podio ci sono Roma (37.387), Milano (26.610) e Firenze (13.902). Mentre il Veneto, tra le regioni, è al settimo posto con 39.823 annunci, nella classifica capitanata da Toscana (72.771), Lombardia (66.619) e Sicilia (57.335).

Su scala nazionale, da agosto 2025 ad agosto 2026, l’indagine Federalberghi evidenzia un incremento del 7,2% degli annunci relativi ad alloggi. E denuncia quanto le regole del gioco siano spesso eluse. Dalla mancanza dell’estintore, previsto per legge, del kit di primo soccorso e della cassaforte. Fino all’assenza del Codice identificativo nazionale, il Cin. Nel 67,5% dei casi gli annunci sono pubblicati da persone che amministrano più d’un appartamento (fino a 15.000). Tradotto: non si tratta di forme di reddito integrative. Ma di un business fatto e finito.

La situazione a Venezia

Venezia sul tema, è come la Verona dei Montecchi e Capuleti. Da una parte c’è chi affitta locazioni turistiche, grandi gruppi o pesci piccoli, come veneziani che hanno diversificato le entrate in famiglia investendo, o hanno ereditato un immobile. E ci sono i residenti. Sull’evoluzione degli ultimi dieci anni di locazioni brevi, cioè post delibera “blocca-alberghi”, e sulla concentrazione di più alloggi turistici nelle mani di pochi proprietari, o gestori, “Ocio” ha sviluppato diverse analisi partendo da metodi di open source intelligence (OSINT), combinati a open data e visure camerali e catastali.

«La città pullula di edifici acquistati da società immobiliari e/o alberghiere e adibiti a locazione turistica breve. Forse perché», evidenzia dal collettivo Francesco Penzo, «è proprio facile aggirare la delibera cosiddetta “blocca alberghi” e allestire un hotel attraverso i contratti di locazioni brevi turistiche».

Bemate.srl, ad esempio, è la società spagnola del gruppo Room Mate a cui Sidief, società immobiliare di BankItalia, ha affittato i suoi 12 appartamenti in Calle degli Stagneri, a due passi da Rialto. «Tra gli altri», aggiunge Penzo, «lo fa Palazzo dei Fiori delle Assicurazioni Generali, 16 appartamenti, gestito da Room Mate». Ma pure Flovè Rooms, complesso alberghiero aperto nel 2024 al posto degli ex capannoni Vettore, sestiere Cannaregio, e a cui corrispondono sei targhette di locazioni turistiche. E Palazzo dei Guardiani, a Dorsoduro.

Le reazioni

«Contare gli annunci presenti su Airbnb non equivale a contare le attività economiche, né tanto meno le irregolarità», interviene Ondina Giacomin, presidente regionale dell’associazione Abbav. Precisa che: «A Venezia contiamo circa 700 soci per altrettanti appartamenti. Solo il 10% ne ha due o tre. Oltretutto, un annuncio non è necessariamente un immobile gestito professionalmente e, soprattutto, non è automaticamente evasione o concorrenza sleale. Definire “bugia” il fatto che gli affitti brevi possano rappresentare un’integrazione del reddito è una forzatura: il numero di immobili pubblicizzati da un host non dimostra, da solo, né la natura dell’attività né il reddito prodotto. Ancora più discutibile è utilizzare la semplice presenza o assenza, nell’annuncio, di informazioni. Un annuncio online», rincara, «non è un verbale di sopralluogo. Se 84.324 annunci risultano privi di Cin, questo dato può giustificare controlli e verifiche, non essere trasformato automaticamente in violazioni accertate. Abbiamo più volte chiesto i nomi di questi fondi o aziende che hanno migliaia di appartamenti ad oggi nessuno è riuscito a dare un nome».

In tutto ciò, la Commissione Europea ha proposto un nuovo pacchetto normativo (Affordable Housing Act) per regolare in modo uniforme i criteri che rendono legittima l’adozione di misure restrittive agli affitti brevi nelle città classificate ad alto stress abitativo in una certa area. Venezia è alla finestra.

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