Asfaltature, rincari record del bitume: lavori pubblici sospesi o ritardati
Le aziende chiedono la revisione dei contratti, gli enti locali senza fondi allungano i tempi: nel frattempo strade con buche. Ecco cosa sta succedendo

Che la crisi del Golfo colpisca la quotidianità di famiglie e imprese attraverso rincari di bollette, vacanze, trasporti, è un fatto assodato. Che essa abbia ripercussioni più a lungo termine destinate a tradursi in strade piene di buche, scuolabus e bus più costosi, mense scolastiche con prezzi da ristorante, servizi sociali domiciliari bloccati, è un ulteriore aspetto con cui occorrerà imparare a misurarsi.
Comuni e Province stanno assistendo a un aumento di costi del 30-40% che, accompagnato alla cronica carenza di risorse, ha per effetto un’esplosione dei bilanci. Una situazione che ha contribuito a spingere il presidente Anci Veneto Mario Conte ad andare a Roma, al ministero dell’Ambiente, per chiedere l’immediato sblocco dei fondi per il Rifinanziamento del Conto Termico 3.0 quantomeno per efficientare gli edifici pubblici e ridurre i consumi. Una strategia per non soccombere nel medio termine, ma nell’immediato c’è un’emergenza da affrontare ed è quella dei cantieri per le asfaltature che risentono direttamente dell’andamento dei prezzi del petrolio.
Le conseguenze? Lavori che rischiano di saltare, che in alcuni casi sono già stati sospesi e che comunque costeranno decisamente di più rispetto alle previsioni. Molte aziende, come prevede la legge, hanno chiesto la rinegoziazione dei contratti in essere e ora, in tutto il Veneto, ci sono tavoli aperti con gli enti pubblici per capire come completare gli interventi.
I prezzi
Per capire l’entità del problema occorre partire dai prezzi. Quello del bitume stradale, spiegano i costruttori, è lievitato tra febbraio e marzo del 47% (tra gennaio e febbraio c’era stato). E poi, con riferimento ai materiali da costruzione: più 10, 5% il ferro per cemento armato, più 7, 4% il polietilene (usato per tubi e come isolante), più 5, 4% il polipropilene, più 46, 6% il gasolio. Di fronte agli incrementi i costruttori hanno chiesto agli enti locali la rinegoziazione dei contratti.
«L’aumento dei prezzi delle materie prime continua a gravare molto sui cantieri pubblici: oggi sono superiori del 30-50% rispetto a quelli di gara», spiega Alessandro Gerotto, presidente Ance Veneto, «Affianchiamo le imprese dove è possibile, per una rinegoziazione, ma ci sono anche cantieri che sono stati appaltati anni fa e quindi non possono beneficiare neppure della revisione prezzi introdotta due anni fa dal Codice appalti».
Le asfaltature
Sono settemila i chilometri di rete viaria in capo alle Province del Veneto, le più esposte pertanto sul fronte delle manutenzioni. Gli enti devono garantire le asfaltature e i rifacimenti del manto stradale nel rispetto dei tempi fissati dai decreti ministeriali di concessione dei finanziamenti su base annuale. Fondi e tempi ridotti mettono le Province in una situazione di grave difficoltà, tanto che Upi Veneto sta facendo un monitoraggio in costante contatto con il ministero.
Spiega Carlo Rapicavoli, presidente Upi Veneto: «L’attuale situazione economica incide prioritariamente su tre componenti di costo: gasolio per autotrazione, bitume stradale nell’emulsione bituminosa di attacco e come legante nella formazione dei conglomerati, costi energetici per la produzione dei conglomerati bituminosi. Nell’attuale situazione di incertezza dei mercati, le amministrazioni, su richiesta delle ditte aggiudicatarie dei lavori, stanno valutando la possibilità, almeno temporanea, di rinegoziazione, ad esempio riducendo al momento le quantità lavorate nel limiti del cosiddetto “quinto d’obbligo” consentito dal Codice dei Contratti. In questo modo si riducono tempi di esecuzione e relativi costi, sopperendo nell’immediato all’aumento del costo delle opere, in attesa di vedere gli sviluppi della situazione internazionale e di eventuali provvedimenti normativi da parte del Governo per affrontare l’emergenza e impedire la sospensione dei cantieri».
Strette nella morsa dei tempi rigorosi da rispettare e dei fondi limitati da spendere, le Province puntano temporaneamente alla riduzione dei metri asfaltati.
Sospensioni
Ovunque, dicono all’Upi, c’è un tavolo aperto con le aziende del settore. Nel Padovano, a fronte delle difficoltà espresse dalle aziende edili, si è intervenuti con alcune sospensioni. «Sono stati previsti allungamenti dei tempi di 15-30 giorni senza penali e brevi sospensioni delle bitumature in alcuni cantieri», afferma Vincenzo Gottardo, consigliere delegato ai Trasporti per la Provincia di Padova. Le aree interessate dallo stop sono in particolare l’Alta Padovana e i Colli.
Veneto Strade, la partecipata che si occupa della gestione e manutenzione della rete stradale regionale e che ha competenza diffusa nel Bellunese, descrive una situazione definita al limite, con ripercussioni sia nei cantieri delle nuove opere, sia nei programmi di asfaltatura. Gli uffici informano che al momento non c’è sospensione dei cantieri, «ma la situazione è proprio al limite ed è molto, molto preoccupante».
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