Attentato incendiario contro la sede Ds
L'ingresso cosparso di liquido infiammabile. Nella notte infrante anche le vetrate della Cgil
PADOVA. Nella notte fra sabato e domenica, ignoti hanno gettato sotto la porta della sezione Ds «Giulio Contin» di strada Giardinetto a Voltabarozzo liquido infiammabile e poi hanno appiccato il fuoco. Una gran fiammata ha solo annerito porta e vetri: il liquido è scivolato a centro strada invece che dentro il locale. Una fortuna. Tuttavia, lo scoppio ritardato stavolta l'ha avuto la notizia. Più di 48 ore. Nulla in confronto all'eternità. Tutto se si pensa alla possibilità di consentire alla polizia di imbastire uno straccio di indagine. «Dovevamo prima capire come muoverci», fanno sapere i Ds. Che poi parlano di «attentato». Nel frattempo val la pena riavvolgere il nastro del tempo per rimettere in ordine la faccenda. E capirci qualcosa di più.
Anche perché non esiste alcuna rivendicazione. Nessuno l'ha fatta. Né singolo, né gruppo. Tuttavia i cattivi pensieri hanno comunque affollato la mente di più di un diessino. E non solo. «Mai come in questo momento estrema destra ed estrema sinistra si toccano», ha per esempio detto il segretario cittadino dei Ds Umberto Zampieri. Per la Digos, invece, si tratta di un episodio tutto da chiarire. I dirigenti della questura tendono a minimizzare, ma forse è solo un modo per distogliere l'attenzione, dato che dicono che come portata non abbia nulla a che vedere con l'incendio appiccato alla sede di Forza Nuova all'Arcella in via Girolamo dal Santo, nel novembre dello scorso anno, attentato attribuito ai fratelli Toschi, attivisti del centro popolare Gramigna finiti in cella nel febbraio scorso e accusati di far parte delle nuove Brigate rosse. Dunque che significato attribuire a questo «attentato»? Elisa Gusella, 29 anni, da due anni segretaria della sezione di Voltabarozzo dedicata a un partigiano della Brigata Garibaldi molto attivo proprio a Voltabarozzo a cavallo del 1945, consiglia di seguire la cronologia dei fatti per comprendere meglio di che cosa si tratta. Né lei, né Zampieri, né nessun altro, infatti, mette in relazione quanto accaduto con la manifestazione nazionale promossa dal Gramigna che si è tenuta proprio sabato pomeriggio.
«L'incendio è stato appiccato dopo le 2 di notte di domenica, e sicuramente prima delle nove di mattina», spiega Elisa Gusella. La sua sicurezza deriva dal fatto che alcune persone che risiedono in via Piovese sono rincasate domenica verso le 2 e non hanno notato nulla. Un anziano, verso le nove, invece si è accorto che la porta e vetri era affumicata, ma non ci ha fatto poi troppo caso, pensando che comunque gli iscritti (sono 65) fossero a conoscenza dell'attentato incendiario. «Invece non lo sapevamo - continua Elisa Gusella - perché eravamo tutti fuori città. Lunedì, poi, siamo stati tutti informati della faccenda e la sera ci siamo trovati. Ieri, infine è stata informata la polizia. Il ritardo, diciamo così, è dovuto solo e soltanto a questioni pratiche».
Col senno di poi, nel frattempo, diventa molto di più di un atto vandalico anche il colpo di mazza che ha rotto la vetrina della sede di via Riello della Caaf Cgil. Colpo di mazza vibrato molto probabilmente nella notte fra sabato e domenica. Che i due fatti siano collegati? Finché nessuno lo dirà la Cgil «riconosce piena solidarietà al partito dei Ds. condanna il gesto vile e vergognoso, nemico della libertà e della democrazia, guarda con preoccupazione a fatti e situazioni di violenza politica che sono inaccettabili nella nostra città. Rivendica la libertà di opinioni e il diritto alla libera espressione sancito dalla costituzione. Chiede fermezza delle istituzioni e isolamento politico di fronte a simili atti di gratuita violenza. Assicura fiducia alle forze di polizia e magistratura per individuare e perseguire gli autori materiali e i mandanti. Conferma che solo la democrazia e la partecipazione sono la garanzia per il benessere e il progresso della nostra realtà sociale».
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