Biennale, pressing della Lettonia per escludere Mosca. E Salvini fa ironia
La richiesta di Riga: «Rischio normalizzazione dell'aggressione a Kiev, abbiamo il sostegno di venti Paesi». Il vicepremier: «Ciumbia, allora se scrive la Lettonia bisogna fermarsi». E sul possibile ritiro dei fondi Ue: «Farebbero la figura degli spilorci ignoranti»

La Lettonia chiede di escludere la Russia dalla Biennale di Venezia 2026. Lo ha annunciato il segretario di Stato agli Esteri lettone, Artjoms Ursulskis, a Lussemburgo. Consentire la partecipazione russa alla Biennale, si legge nella nota che accompagna il punto sollevato davanti ai ministri Ue degli Esteri, rischierebbe di "normalizzare" l'aggressione a Kiev e di indebolire la pressione su Mosca. Riga richiama anche la necessità di un approccio Ue per limitare l'influenza del Cremlino negli eventi culturali.
«La Lettonia, insieme ad altri 20 Paesi e a Kiev, ha già invitato gli organizzatori a riconsiderare la partecipazione russa», si legge.
«Con tutto il rispetto per la Lettonia, conto di esserci all'inaugurazione della Biennale di Venezia, che ha 130 anni di storia, è un ente autonomo, apprezzato nel mondo e conto che nessuno a Bruxelles si permetta di minacciare». Lo ha detto il vicepremier Matteo Salvini, ministro a Infrastrutture e Trasporti a margine della sua visita al Salone del Mobile, dove ha commentato la richiesta della Lettonia ai ministri della Ue, di escludere la Russia dalla Biennale d'arte.
«Una lettera della Lettonia? Ciumbia», ha ironizzato Salvini in dialetto milanese, «Allora se scrive la Lettonia bisogna fermarsi».
«Ho letto che forse" dalla Ue "ritirano i loro soldi, ma con i miliardi che diamo noi all'Unione Europea, se si ritirano i 2 milioni di euro fan proprio la figura degli spilorci. Ignoranti, aggiungerei», ha concluso, «Il padiglione russo a Venezia è di proprietà della Federazione Russa quindi non c'entra niente né la Biennale né lo Stato italiano. Sono proprietari e a casa loro, fanno quello che vogliono nel rispetto dei limiti, delle regole e delle sanzioni. Inoltre la cultura, l'arte, la musica, il teatro, l'architettura, il mobile, lo sport uniscono e non dividono. E quindi quelli che odiano altri popoli mi preoccupano».
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